BASTA FESTE E PROPAGANDA SUL PONTE

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Le cronache ci dicono che nei giorni scorsi le autorità cittadine – tra cui Giovanni Toti e Marco Bucci – si sono ritrovate a una cena per festeggiare la fine della demolizione del Ponte Morandi. Qualcuno fa notare che i detriti sono ancora lì, ma il punto della questione è un altro. In otto mesi si sono già contati quattro tagli del nastro per festeggiare i lavori del ponte: a inizio anno si era celebrato l’avvio della demolizione; poi era toccato alla posa della prima pietra del nuovo ponte. Quindi c’era stato il grande show della demolizione. Infine, pochi giorni fa, la festa con discorsi e telecamere per il primo impalcato. Senza contare lo stillicidio di conferenze stampa e annunci. Adesso ecco la cena con tartine e brindisi per la fine della demolizione.

  1. Sul Ponte Morandi sono morte 43 persone. E’ stata una delle tragedie più terribili della storia di Genova. E’ giusto, anche se lo scopo fosse risollevare l’immagine di Genova, farne oggetto di continui festeggiamenti?
  2. Va bene che i lavori procedono. Ma qualcuno potrebbe far notare a Bucci e Toti che sarebbe ben strano il contrario vista l’alluvione di milioni arrivata da Roma e i pieni poteri concessi alle autorità locali. E’ un dovere ricostruire il ponte in tempi rapidi. Addirittura qualcuno aveva promesso di completare i lavori in sei mesi, mentre se tutto andrà bene ci vorranno quasi due anni. Non è un risultato eccezionale, ma semplicemente ciò che in un Paese normale andava fatto.
  3. Va bene che il destino politico di molti amministratori locali pare legato ai lavori del ponte; soprattutto quello di Toti, visto che si voterà per le regionali proprio quando il ponte dovrà essere inaugurato. Ma si spera che i liguri sappiano distinguere, che oltre il ponte sappiano vedere cosa hanno fatto davvero gli amministratori. Soprattutto, però, c’è da augurarsi che nessuno trasformi il simbolo di una tragedia in una mezzo di propaganda politica.

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