D’accordo, c’è il nuovo ponte. Se ne parla già abbastanza, non è il caso che ci aggiungiamo anche noi.

Ma c’è vita sotto quel ponte. Ci sono quartieri grandi come città. Ci abitano decine di migliaia di persone: 34mila soltanto a Rivarolo, 63mila in tutto il municipio. La stessa popolazione, per dire, di Massa o Potenza.

Eppure nessuno ne parla: c’è il ponte. Ci sono i riflettori. Ma sotto, dove vive davvero la gente, rischia di restare troppa ombra.

Nei giorni scorsi il Coordinamento dei Comitati della Valpolcevera ha diffuso alcuni dati sulla sanità.

1. Negli ultimi 10 anni la Valpolcevera ha perso più di 16.000 ore di prestazioni ambulatoriali.
2. Nel 2008 si è chiuso il punto di Primo Intervento dell’ospedale Celesia.
3. Nel 2011 si è chiuso il punto di Primo Intervento dell’ospedale di Busalla.
4. Nel 2012 sono stati chiusi i Consultori di Campomorone, Mignanego, Casella e Montoggio.
5. Nel 2012 l’ospedale Gallino di Pontedecimo si faceva carico di tutte queste chiusure.
6. Nel marzo 2020, in piena emergenza Corona virus, l’ospedale Gallino vedeva declassato il Primo Soccorso ai soli codici bianchi.

Non sono soltanto gli abitanti a sostenere di essere stati dimenticati. E non parliamo di temi secondari, ma di diritti essenziali: LA VITA, LA SALUTE.

Lo dicono anche studiosi, come il noto epidemiologo Valerio Gennaro: da anni denuncia che in alcuni quartieri di Genova c’è una mortalità superiore anche del 40% rispetto alle zone più benestanti. Siamo a livelli paragonabili a Taranto, ma nessuno si è accorto di queste zone finché non è crollato il Morandi. “Alla gente che vive vicino al ponte – sostiene dati alla mano Gennaro – dovrebbero dare il premio Nobel per la sopportazione”.

L’epidemiologo aggiunge: “Prendete il quartiere di Cornigliano, proprio a valle del Ponte e vicino alle acciaierie. Qui tra gli uomini la mortalità, considerando tutte le malattie, arriva a un coefficiente di 1,20 (1 è la media cittadina). Parliamo del 20 per cento in più del normale, un’enormità. Numeri che ricordano i quartieri più malati di Taranto. A Rivarolo, proprio sotto il ponte, siamo al 12 per cento più della media”. E tra le donne? “A Cornigliano addirittura siamo sopra la soglia del 30 per cento (il 15 per cento a Rivarolo)”. Ma a colpire è soprattutto il confronto con i quartieri più ricchi e borghesi della città. Prendete Albaro, la zona ‘nobile’ della città: “Qui – sottolinea Gennaro – la mortalità è inferiore del 21 per cento rispetto alla media tra gli uomini. Sommando i dati la differenza tra Cornigliano e Albaro è intorno al 40 per cento.Valori simili a Nervi e Sant’Ilario, altri quartieri del Levante. Benestanti e più lontani dall’inquinamento: tra gli uomini siamo a una mortalità dello 0,82 e tra le donne si scende allo 0,84. Incidono negativamente, a Ponente, soprattutto i tumori al pancreas, ai polmoni, il diabete (si arriva a picchi del 54 per cento oltre la media a Cornigliano), le patologie cerebrovascolari (+43 per cento) e cardiache”.

Qualcuno si è interrogato mentre si pensava a ricostruire il ponte? Qui passano fino a centomila mezzi al giorno. Le emissioni finiscono nei polmoni dei cittadini della Valpolcevera.

Ma se si muore di più non è soltanto una questione di inquinamento. Ci sono anche l’informazione dei cittadini, la prevenzione, la possibilità di effettuare analisi. E, soltanto come ultimo passo, la presenza di strutture adeguate per la cura.

Davvero a Genova c’è un muro invisibile che divide la città tra chi vive di più e di meno. Non è più ‘soltanto’ una questione di salute e di vita. Ci vanno di mezzo anche la dignità e l’uguaglianza.

Se crediamo che questa storia riguardi soltanto gli abitanti della Valpolcevera ci sbagliamo di grosso.

2 COMMENTI

  1. Sono venuta abitare in Valpolcevera purtroppo nel lontano 1973
    Per 22 anni in Via Mansueto
    Per altri 26 anni in via della pietra vicinoal Ponte Morandi e per
    questo a mia moglie le hanno tolto la tiroide a causa di un carcinoma,difronte al parco Stazione Di Campasso sono quasi 9 anni che sopportiamo cantieri prima la Ferrovia non sapendo cosa facessero,dopo il Ponte Morandi giorno e notte rumori e polvere senza avere nessun risarcimento chissà quando finirà.Con la caduta del ponte avevano promesso che nel progetto avrebbero fatto un parco verde nello scalo di 1Campobasso (ferroviario)
    Ho i mie dubbi e chi sa”quando finirà ,senza essere rissarciti
    PS non se ne può di cemento r polvere più sperando che sia rovaluta la Vapolcevera sono fiducioso
    Cordiali saluti Emilio Scappini
    11 Maggio 2020

  2. Quando Piano si offrì di progettare il nuovo ponte mi era sembrato di capire che il progetto avrebbe riguardato l’intero contesto urbano interessato e questo avrebbe giustificato la sua presenza in quanto molto più bravo come urbanista che come progettista di ponti. Ho visto perciò nel gesto una felice prospettiva di rinascita per quel quartiere. Spero solo che il sogno diventi realtà .

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