LIGURIA, E’ IL MOMENTO DI DIRE ‘BASTA’

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Un partito (il M5S), una coalizione. Alla fine il destino di un’intera regione. E’ tutto appeso da settimane ai capricci di qualche consigliere regionale in cerca di conferma. Fino al comportamento francamente penoso dei vertici del Movimento (non i militanti, nemmeno i tanti eletti oggi delusi e amareggiati) che non ha nemmeno il coraggio di dire ‘no’ e vuole costringere l’odiato alleato Pd ad assumersi la responsabilità della scelta.

E dire che queste elezioni sono decisive per la Liguria. In gioco è molto più della scelta tra due candidati, ma proprio l’anima di questa terra. In gioco sono il lavoro, lo sviluppo, l’ambiente e il turismo, la sanità pubblica, i trasporti e l’istruzione. La giunta Toti in cinque anni non ha espresso nessuna idea di Liguria, l’ha trasformata in una terra di ombrellini e tappeti rossi. Come dice Maurizio Maggiani, il centrodestra sembra voler fare dei liguri un popolo di affittacamere.

Tutte le statistiche lo dimostrano: siamo fanalino di coda dall’occupazione, all’emigrazione dei giovani, passando per il sistema ospedaliero. Un fallimento totale.

Eppure a tre mesi dalle elezioni non c’è ancora una coalizione alternativa. Non c’è un candidato. Soprattutto non si è parlato davvero dei temi che potrebbero dare alla Liguria un futuro diverso. A cominciare dall’ambiente che oggi può diventare il vero motore dello sviluppo economico, del lavoro e della ricerca, attirando competenze e colossali finanziamenti europei. Permettendo ai giovani liguri di non essere condannati a emigrare.

Cancellare il piano casa del centrodestra, puntando sul traguardo del cemento zero, era una scelta che si poteva ottenere coinvolgendo il settore edile che ne trarrebbe beneficio. Basta alle nuove costruzioni che arricchiscono soltanto pochi impresari e forniscono posti di lavoro che durano una manciata di anni, ma distruggono il mercato immobiliare facendo impoverire i piccoli proprietari. In Liguria si poteva tentare una via nuova, dirottando centinaia di milioni di finanziamenti (come aveva provato a fare la giunta Soru in Sardegna) sul recupero dei borghi storici. Una soluzione che salverebbe il turismo (il 20 per cento del pil ligure) e darebbe lavoro alle imprese edili liguri che hanno dimensioni piccole e medie. E che potrebbero maturare conoscenze esportabili anche in altre regioni e perfino all’estero.

Sarebbero potuti nascere parchi naturali che la giunta Toti ha bocciato per coltivare il consenso di costruttori senza progetti e cacciatori dalla doppietta troppo facile: ci sarebbe il parco nazionale di Portofino, che porterebbe oltre venti milioni l’anno in Liguria creando una zona protetta unica al mondo da La Spezia a Genova. Significherebbe turismo e posti di lavoro. Per non parlare dei tesori del savonese e dell’imperiese. Niente, un’occasione cacciata al vento.

Ma che dire soprattutto della Sanità pubblica che Toti ha cominciato a smantellare offrendo ospedali ai privati, progettando centri oncologici agli Erzelli (con un bando di gara preparato da Alisa, andato per due volte deserto, al punto che la Regione lo sta riscrivendo più vicino ai desiderata dei privati) che svuoterebbero quelli pubblici. No, si passano settimane a parlare di consultazioni online, a calcolare se garantisca più poltrone correre da soli o in coalizione. Mentre nessuno fa notare a Toti una banalissima verità: la Regione ha speso in pubblicità un milione e mezzo di soldi pubblici garantendosi la benevolenza di parte dell’informazione, mentre con la stessa cifra potevano essere acquistate le macchine per la radioterapia dei malati di cancro. Quei pazienti che ogni giorno sono costretti a viaggi in pullman per ottenere cure che salvano loro la vita. Intanto ospedali come il San Martino di Genova cadono a pezzi e a La Spezia si attende ancora una nuova struttura (che dovrebbe essere realizzata da imprese finanziatrici di Toti).

E invece niente. Non si parla dei disastrati collegamenti per i pendolari, della politica fallimentare nei trasporti (in cinque anni sono arrivati soltanto due treni Eurostar), dei nodi ferroviari di Genova ancora da ultimare, delle linee verso Ponente e verso Milano che attendono da anni interventi risolutivi per migliorare gli spostamenti di viaggiatori e merci. Non si parla dell’aeroporto che non ha trovato una sua vocazione e registra meno viaggiatori degli scali di Verona, Treviso e Brindisi.

Silenzio anche su cultura, ricerca e istruzione, mentre si potrebbero tentare progetti ambiziosi come la realizzazione di un ateneo del Mare, che metta insieme le competenze genovesi in materia di biologia, diritto, economia, ingegneria, turismo. Un polo che possa aprirsi a scambi internazionali anche con l’Africa – naturale affaccio di Genova – che nei prossimi anni conoscerà tassi di sviluppo superiori perfino alla Cina.

Silenzio sulle scelte che si potrebbero compiere per valorizzare il nostro patrimonio, creando sinergie tra agricoltura e commercio (sono centinaia i piccoli e medi esercizi che hanno chiuso desertificando le strade di città e paesi); cancellando finalmente i confini tra costa ed entroterra, tra città e periferie.

Silenzio sulle soluzioni per affrontare i mali delle nostre città: le infiltrazioni mafiose (è molto più facile prendersela con gli innocui clochard!) e la diffusione incontrollata delle slot machine che svuotano le tasche di pensionati e disoccupati.

C’era tempo per mettere insieme una proposta che mettesse in luce i fallimenti dei cinque anni di Toti. Ma che soprattutto studiasse un programma coraggioso, ambizioso. C’era tempo per riunire uno schieramento che selezionasse una nuova classe dirigente, politica, ma anche economica. Figure nuove – giovani, ma non solo – invece dei soliti nomi che per decenni hanno sostenuto il passato centrosinistra e oggi ritroviamo compatti a finanziare Toti. Gente che ha partecipato a scalate spericolate della banca Carige, che ottiene spesso senza gara l’affidamento di spazi portuali.

Il potere di Toti ha messo radici profonde in città, nel porto, nella banca, nelle autostrade, nell’informazione. Senza un’idea, un progetto. Conta la comunicazione, non quello che si riesce davvero a realizzare. Conta la conservazione del potere.

C’erano tempo, entusiasmo, volontà per elaborare un programma che non fosse soltanto ‘contro’, ma soprattutto ‘per’ una nuova Liguria. C’erano ideali comuni nei partiti di una possibile coalizione. Sarebbe stata una battaglia che meritava di essere combattuta comunque: se si è convinti delle proprie idee non si guardano soltanto i sondaggi, le percentuali, i seggi che si potrebbero conquistare. E’ importante provare a vincere, ma anche testimoniare, impostare il lavoro per il futuro.

Soprattutto si doveva dimostrare che questa era la vera proposta che difendeva l’identità della Liguria. Un’identità storicamente fatta di indipendenza, coraggio civile e imprenditoriale, ma anche solidarietà. Perché oggi ci si salva tutti insieme o nessuno.

No, l’identità della Liguria non la difende il centrodestra lombardo di Toti.

Invece sono passati mesi bruciando credibilità e passione. Screditando una proposta politica che avrebbe fatto della Liguria un apripista per l’Italia. Logorando partiti e candidati. Non si è riusciti a dire ‘basta’ a questa melina infinita che guardava al proprio destino piuttosto che a quello della Liguria.

Peccato, si poteva disegnare un altro futuro. Vicino, a portata di mano.

UN FUTURO PRESENTE!

Ma non sembrano esserci le condizioni. E qualcuno deve pur dirlo: BASTA!

O come diceva una volta qualcuno: VAFFA…

4 COMMENTI

  1. sono d’accordo ma la questione riguarda anche i Liguri, cittadini che spesso ti dicono …speriamo che adesso vada meglio…ma se non accettiamo l’idea che si può cambiare è forse davvero inutile sperare..Roberta Trice

  2. Una domanda, forse ingenua, per il Dr. Sansa: Ferruccio, perché non corre da solo? E’ necessario legarsi a un partito /movimento? Se non ne esiste uno meritevole della sua fiducia (Europa Verde?), lo fondi! Tutti coloro a cui stanno veramente a cuore l’ambiente e il futuro della Liguria, delusi dai vari partiti del centro-sinistra e dai 5S, la seguirebbero, ne sono certa! La prego, non ci molli! Non vedo reali alternative per la Liguria all’infuori di lei…

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