BAGNASCO, L’UNICO CHE NON E’ ANDATO SUL PONTE

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*dal Fatto Quotidiano

“È venuto a trovarci perfino il principe di Monaco. L’unico che non è passato qui dal ponte è Angelo Bagnasco”, allarga le braccia Pietro Tasso, sfollato del Morandi. Se ne sta come ogni giorno davanti alle transenne di via Fillak. A 200 metri da casa sua. La guarda, la coccola con lo sguardo. Il presidio della gente di via Fillak, nel cuore di quella che fu la Genova rossa e partigiana, è oggi il cuore della resistenza contro il disastro provocato dal crollo del ponte.
Qui è arrivato mezzo mondo: televisioni americane ed europee, politici di ogni colore. Tasso estrae il telefonino e agli amici mostra le foto: “Ero seduto al tavolo con il principe Alberto di Monaco. Ha bevuto un bicchiere con noi vicino ai tendoni del presidio. Fa un certo effetto vedere il Principe così, senza smoking e lontano dai riflettori. È venuto per portare 25 mila euro di donazione alla Croce. Ma è stato gentile, disponibile e non si è fatto pubblicità”.
La lista dei nomi noti che si sono presentati è interminabile: dal segretario Pd Maurizio Martina al parlamentare Ignazio La Russa. Passando ovviamente per mezzo governo: Luigi Di Maio, Matteo Salvini e Danilo Toninelli. Qualcuno è stato più riservato, altri hanno strombazzato il loro arrivo a colpi di tweet. Ma se chiedi a Pietro e agli altri sfollati la risposta è univoca: “Bagnasco no, qui non lo abbiamo visto. E ci è dispiaciuto molto”. Ma gli avete parlato per telefono? “No. Abbiamo parlato con i parroci”.
Possibile che davvero il cardinale di Genova non sia andato a visitare il ponte e il presidio degli sfollati che distano sei chilometri dalla Curia? Il cronista ha sentito diverse persone che collaborano con il Cardinale e la Curia: “È vero, il cardinale finora non è andato, ma il 2 novembre celebrerà una messa nella chiesa vicino al ponte”.
Due mesi e mezzo dopo la tragedia? “Sua Eminenza in questo periodo era molto impegnato con la Conferenza Episcopale italiana e con quella europea. È stato molto spesso lontano da Genova”, dice un suo stretto collaboratore. Un altro aggiunge: “Immagino non abbia voluto interferire con le operazioni di emergenza”, aggiunge un altro. Ma l’assenza del cardinale era già stata notata, a mezza voce in una città che in questo momento non vuole polemiche, anche il 14 settembre. Un mese dopo la tragedia Genova si era ritrovata in piazza De Ferrari per ricordare le 43 vittime del crollo. C’erano tutti, dal premier Giuseppe Conte (che arrivò sventolando il decreto alla cerimonia) al Governatore Giovanni Toti, passando per il sindaco Marco Bucci.
Ma di Bagnasco – che dalla cattedrale San Lorenzo avrebbe impiegato un minuto a piedi – neanche l’ombra. In sua rappresentanza era stato mandato il giovane vescovo Nicolò Anselmi, una figura molto amata. Ma più d’uno storse la bocca quando il vescovo disse: “Bagnasco avrebbe voluto essere presente, ma aveva impegni importanti con la Conferenza Episcopale europea”.
La Curia, interpellata dal cronista, ci tiene a ricordare: “Purtroppo Sua Eminenza nei giorni della commemorazione era in Polonia per un incontro anche con il capo dello Stato. È stato via una settimana. Ma aveva già officiato i funerali delle vittime”. Vero. Bagnasco in quell’occasione aveva pronunciato una frase che è rimasta impressa in chi viveva sotto al ponte: “Genova non si arrende, è l’ora della grande vicinanza”.
In attesa della messa per i defunti, fra tre settimane, però gli sfollati di via Fillak e la gente della Valpolcevera invece dell’immaginetta di Bagnasco devono accontentarsi di un selfie con il principe Alberto.

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