5 Terre, quel premio giornalistico e la giuria fantasma del senatore

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Un ex senatore, Luigi Grillo, che ha patteggiato una condanna per episodi di corruzione organizza da qualche anno un premio regionalistico alle Cinque Terre. Un’edizione è stata rinviata perché era ai domiciliari. Dallo scorso anno il premio si tiene di nuovo. Ma c’è un problema per quel che riguarda la giuria. Nel documento ufficiale presentato al Comune per ottenere i permessi per gli spazi pubblici, l’ex senatore presenta come membri della giuria una serie di direttori. Alcuni appartengono ad un’area politica ben precisa. Poi ce ne sono altri privi di un marchio di appartenenza politica. Due di questi tre, il direttore del Secolo XIX Massimo Righi e quello della Stampa Maurizio Molinari, non hanno mai ricevuto l’invito e non sapevano neppure di essere stati inseriti nella giuria del premio di Grillo. E non ci sarà neppure un altro giurato annunciato, il vicedirettore del Corriere Antonio Polito. Gli altri invece avevano già fatto parte delle edizioni precedenti del premio.

Secondo voi quale può essere l’origine, il significato, il valore, l’obiettivo di un premio giornalistico? Proviamo a rispondere noi ma potete farlo anche voi.
Una o più persone, privati cittadini oppure rappresentanti di enti, associazioni o aziende che riconoscono all’informazione un ruolo fondamentale nella nostra democrazia in funzione di racconto dei fatti, ricerca della verità, analisi e denuncia degli abusi del potere, diffusione di elementi, dati, vicende, retroscena e intrecci che aumentino il livello di conoscenza e consapevolezza di un’intera comunità.
Ciò detto, quale potrà essere il valore simbolico di un premio giornalistico che è ideato, voluto e organizzato da un ex politico che ha patteggiato una condanna a due anni e otto mesi per episodi di corruzione in una delle ultime e più clamorose inchieste, quelle sulle tangenti Expo di pochissimi anni fa?
Noi ci chiediamo se il premio che si terrà a Monterosso e che porta la firma dell’ex senatore Luigi Grillo possa essere esattamente il miglior esempio, per un giornalista, di indipendenza e presa di distanza da comportamenti censurabili e abitualmente censurati dai media.

Tutto questo non vuol dire che chi ha sbagliato una volta debba essere messo alla gogna o peggio esiliato o costretto al silenzio e alla vergogna perenne. Potrebbe molto semplicemente continuare la sua vita ricca di interessi e successi (nel caso in questione, e restando alle Cinque Terre, vinicoli o turistici) senza per forza dover diventare paladino dei valori del giornalismo.
Ma forse siamo solo invidiosi perché non saremo mai premiati dall’uomo che passerà alla storia per il “patto dello Sciacchetrà”.

ps: per la cronaca, lo scorso anno il vincitore fu Paolo Del Debbio

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