Vittorio Malacalza, davvero un Adriano Olivetti genovese?

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Questa nostra cosiddetta “classe dirigente” locale, abbarbicata alle poltrone illudendoci che “tutto vada bene, madama la marchesa”, non avrebbe potuto creare e mantenere nel tempo una tale bolla di falsità senza il contributo determinante, in materia di rimozione, offertole da un’intendenza disponibile a fare da grancassa alla mistificazione. I diffusori di quanto il linguista Noam Chomsky chiama “pensiero pensabile”. Restano da capire le motivazioni che spingono costoro a coltivare macroscopiche “post-verità”. Ragioni non necessariamente interessate e “pelose”.

In un recente numero della rivista MicroMega lo storico britannico Daniel Finn ci ha spiegato l’apparente mistero dell’ostilità preconcetta nei confronti del nuovo corso laburista di Jeremy Corbyn, poi rivelatosi vincente, anche da parte della stampa inglese di orientamento progressista; dal Guardian al New Statesman. Ossia l’accanimento contro chi accantonava la strategia opportunistica del blairismo (la “Terza Via”: abbandono del radicamento sociale dalla parte dei più deboli per ricercare il consenso della finanza e del privilegio, quale caporalato del consenso).

La cui causa – secondo Finn – va ricercata nel vassallaggio psicologico al luogo comune: si vincono le elezioni scimmiottando la destra e – nel frattempo – circuendo l’elettorato tradizionale spiegandogli che questo voltafaccia è il massimo dell’up to date; della modernità glam. «I giornalisti le cui coordinate politiche si erano consolidate nell’epoca degli splendori del blairismo consideravano il nuovo leader laburista un imbarazzante passo indietro». Nel perdurare degli effetti mentali della truffa liberista, secondo cui solo favorendo l’ulteriore arricchimento dei ricchi si otterrà uno sgocciolio dal lato dei meno abbienti. Truffa che in questi anni la crescita della disuguaglianza e degli impoverimenti si è premurata di smascherare.

Ma ormai quegli operatori dell’informazione liofilizzata, nostalgici delle facili certezze diffuse per anni da leader altamente mediatici – da Tony Blair a Bill Clinton (e anche i nostri Massimo d’Alema e poi Matteo Renzi) – avevano evidentemente portato il loro cervello all’ammasso, scambiando per verità indubitabile un puro e semlice mainstream da establishment.

Il meccanismo psicologico di auto-promozione propugnando modelli di rappresentazione graditi al Potere; mondiale, nazionale e pure locale. Per ottenerne la benevolenza. Sicché – scrive il sociologo di Berkeley Manuel Castells – «il dominio reale origina dal fatto che i codici culturali impregnano le strutture sociali in grado tale che il possesso di tali codici apre l’accesso alla configurazione del potere». Nell’illusione da parte di questa intendenza di accendere personalmente all’élite, non rendendosi conto di esserne soltanto il servidorame.

Quanto nel lontano 1559 Étienne de La Boétie, il proto-illuminista amico di Montaigne definiva in un saggio di straordinaria attualità “servitù volontaria”: «vedere migliaia d’uomini asserviti miseramente, non già da una forza più grande, ma in qualche modo incantati e affascinati dal solo nome di uno».

Sembra di scorgere il ritratto di Sandro Bondi, a lungo cortigiano (come si è autodefinito) di Berlusconi e poeta celebrativo del sire di Arcore, che in questi giorni si scioglie sulla stampa cittadina in uno smaccato peana all’indirizzo di Vittorio Malacalza; nei cui confronti invita l’intera popolazione a manifestare riconoscenza in quanto salvatore della banca Carige.

A parte il fatto che tale salvataggio è ancora tutto da verificare, l’apologia bondiana &Co. si basa sull’assunto che l’operazione discenderebbe da intenti benefici che il notorio profilo da “fighter” del presunto salvatore mai avrebbe fatto sospettare. Ma che il “poeta dei potenti” Bondi riconduce a un ipotetico impegno disinteressato della borghesia imprenditoriale genovese, che contrasterebbe con la sua biografia collettiva di ceto individualista, recalcitrante al rischio e sempre pronto ad addossare le perdite a Pantalone. Dunque un falso storico come licenza poetica, per paragonare il Malacalza ad Adriano Olivetti. E strappare un sorriso postumo a de La Boétie.

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