Ho visto Paul Weller, e non è una vecchia gloria

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Quante volte mi sono detto: ora basta vecchie glorie. Mi ero dato un comandamento, avevo promesso a me stesso di non andare a vedere vecchi musicisti, vecchie glorie, che magari rimettono in piedi la band e vanno in giro decrepiti perché youtube si è succhiata tutti i soldi che gli entravano come diritti di autore. Avevo visto quel che restava dei Deep Purple qualche anno fa e si sono presentati in tre: il quarto non era potuto venire perché si era spaccato una gamba. Il più giovane non era della band originale e si era travestito da Richie Blackmore con una specie di tutina rossa e mantello nero.

Con questi pensieri e con estrema coerenza ho speso 40 euro per andare a vedere Paul Weller ieri sera.

Per derogare alla mia regola mi ero detto che sicuramente non avrebbe fatto gli Style Council, non avrebbe fatto i Jam diventando una tribute band di se stesso, ma avrebbe suonato pezzi degli ultimi anni, avrebbe tenuto a farci vedere che la vita non si ferma ai trent’anni e che il bello arriva dopo.

E ha fatto proprio così ed è stato un concerto bellissimo.

Paul ha due caratteristiche: riesce a trasformare qualunque genere in qualcosa di suo e ricondurlo a una matrice: il beat, l’unica vera invenzione inglese nel mondo del rock and roll.

Si mette a fare un pezzo funk, tirato ed essenziale: ma anche lì da nero che è nato, lo fa diventare bianco. Lucido, ma non addomesticato.

La sua cifra è quella di fare pezzi brevi, tirati, pieni di stacchi, con pennate controtempo e riff sui ritornelli.

Paul è un genio del riff, ne ha uno per ogni canzone.

Poi a metà concerto comincia con una base arpeggiata e tira fuori un paio di pezzi psichedelici, esplorando suoni. Sono stati il culmine del concerto e finalmente sono arrivati i brividi alla nuca.

E mi sono sentito inutilmente fiero di provarli. Mi sono sentito come i protagonisti di Alta fedeltà di Nick Hornby, nella scena madre in cui insultano uno sprovveduto che ha osato chiedere i Duran Duran nel loro negozio di dischi e lo cacciano con ignominia.

E’ una cosa che non si può spiegare, ma c’è un limite a tutto, così come impedite di mangiare i pringles ai vostri figli.

Ah! Poi ha fatto anche Shout to the Top e My Ever Changing Moods.

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