MA VALE PIU’ UN SINDACO O UN POETA?

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Sei lì che te ne torni a casa che è notte. Hai appena seguito gli ultimi comizi elettorali, eppure stenti a ricordare le parole. Hai l’impressione che a volte non basti un potente altoparlante per avere una voce forte. Forse sarai tu, ma ti è rimasta appiccicata addosso una sensazione di stanchezza. Sembravano tutti poco convinti. Poco veri.

Sei in via Montaldo che aspetti il pedone mentre attraversa e la vedi quasi per caso. Una targa scura: “Qui abitò Camillo Sbarbaro”. Ma come, proprio qui? Sì, forse in questo palazzone affacciato sul Bisagno, uguale ad altri mille, sono nate le parole che ti hanno fatto compagnia per tutta la vita. Senza pensarci scendi, guardi la costruzione alta, squadrata. Dietro una delle finestre – quella al terzo piano con la luce accesa? – forse in una notte come questa un uomo è rimasto alzato per scrivere poesie.

In questa casa senza colore, senza pretese, è successa una cosa grande, più che in tanti palazzi dai lampadari scintillanti, dai tetti affrescati.

Parole che sembravano scritte per te quando eri ragazzo. Forse lo erano:

….a te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d’estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
che non sapevo, m’affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che, come l’acqua all’orlo che trabocca,
alla bocca venivano da sole,
l’ore deserte, quando s’avanzavan
puerilmente le mie labbra d’uomo
da sé, per desiderio di baciare…

Era da quella finestra che si affacciava? Parlava a te quando avevi diciott’anni. Ti ha accompagnato – amico silenzioso, senza ombra – quando eri solo. Quando sei diventato padre che eri ancora figlio…

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.

E anche stanotte mentre te ne torni a casa senza troppe illusioni sembra che ti dica qualcosa…

Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato…
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi sono alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è...

Non hai mai visto quell’uomo se non nelle fotografie in bianco e nero. Con l’espressione seria, un po’ rigida. Non vi siete mai incrociati in questo mondo, nemmeno un giorno della vostra vita: lui se n’è andato prima che tu nascessi. Eppure lo senti vicino, proprio accanto a te mentre imbocchi corso Gastaldi e torni verso Nervi.

La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?

Non le hai mai studiate a scuola queste parole. Eppure le ricordi. Lo sai, è sciocco, ma ti viene da fare un confronto con le frasi un po’ logore che hai appena ascoltato nelle piazze. Scandite, urlate, subito dimenticate.

No, non si può paragonare un poeta a un politico. Però di quei nomi che riempivano le pagine dei giornali, che le riempiranno anche domani… resta spesso soltanto un suono vuoto. I più “fortunati” hanno dato il nome a una via, una piazza. Sono diventati un indirizzo di quelli che metti sul navigatore per trovare la strada.

No, per carità, non è stato inutile ciò che hanno fatto. Non è inutile l’affannarsi dei candidati sul palco.

E, però, come ti restano dentro le parole del poeta. Come ti sembrano più vere.

Oh come poca cosa quel che fu
da quello che non fu divide!
Meno che la scia della nave acqua da acqua.

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