HO UN CARAVAGGIO (E NON ME LO RICORDAVO)

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Luca Cambiaso
PRIMA DI LAMENTARCI DI GENOVA, RICORDIAMOCI CHE COSA CI OFFRE
A volte ti prendono i momenti di slancio culturale. Deve essere la stagione, ti prende una febbre, come l’influenza. Pensi ancora di poter crescere ed elevare il tuo spirito.
E’ il tuo giorno di riposo. Una mattina hai due ore libere e colto dal raptus decidi: “Sì, vado in un museo!”, dici all’improvviso. Non sei ancora entrato e già ti senti colto. Virtuoso. Elevato.
Stai proprio camminando in via Garibaldi e ti sovviene – da quanti anni non usavi questa parola!, ma oggi sei colto – che alcuni di quei palazzi non sono soltanto banche e studi legali, ma anche, appunto, musei. Ci andavi con la scuola (ma più dei quadri ricordi le compagne di classe che cercavi maldestramente di avvicinare). Devi esserci entrato una volta anche da ragazzo, per sbaglio, cercando un ufficio comunale… forse i vigili per pagare una multa.
Eccoti infine davanti alla bigliettaia che ti guarda e non capisce la tua eccitazione. “Ma come, non vede?, io sono uno che va al museo!!!”
Quanto ci vorrà, ti chiedi guardando l’orologio, per poter dire che lo hai visto?Palazzo Bianco. Prima sala. Dieci secondi per il primo quadro, sette per il secondo. Ma davanti al terzo ti blocchi. Ti trovi davanti un dipinto di Luca Cambiaso, l’autoritratto dell’artista mentre dipinge il padre. E tu non eri pronto… sei indifeso. Fatto sta che quegli sguardi ti entrano dentro. Il figlio e il padre che si guardano, un’occhiata riflessa, attraverso la tela. Attraverso di te che osservi. Il ritratto per il pittore diventa l’occasione di guardare il padre. Per il genitore di lasciarsi osservare senza difese, senza schermi. E tu non sei più solo il visitatore. Sei anche il figlio. O forse, a questo punto della vita, anche il padre. È di tutti noi – padri e figli – quel tentativo a volte difficile di scambiarsi uno sguardo. Dritto, fino in fondo agli occhi.
Poi ecco la Madonna che stringe il bambino alla luce di una candela. E il cerchio di luce è il confine di un mondo solo loro. Vedi te e tua madre, vedi tua moglie e vostro figlio.
Luca Cambiaso
Ogni sala una scoperta. Simome Barabino e quel Cristo morto, privato della vita e dei colori, mentre la madre lo tocca, ma non lo raggiunge più.
Simone Barabino
Poi la Maddalena di Canova così calda pure se di marmo. Ormai non ti fermi, Palazzo Bianco, Palazzo Rosso. Corri di sala in sala, vorresti parlare con il turista francese che si aggira solitario tra le tele: “Ma hai visto?”.
Piola, l’espressione stupita, atterrita di Caino di fronte all’orrore di se stesso diventato assassino del fratello.
Piola
Guercino che prova a dare un volto a Dio. Poi Strozzi, quel san Paolo con gli occhi accesi di umanità, forse smarrimento. Quasi più umano dell’autore talvolta severo, irraggiungibile delle splendide lettere.
Bernardo Strozzi
No, nessun commento artistico. Faremmo ridere i polli. Ma te lo eri sempre chiesto: perché i pittori ritraevano sempre personaggi biblici e mitologici? Ora, davanti al San Marco e alla Madonna di Guido Reni, ti sembra di capire: non sono – soltanto – l’evangelista e la madre di Dio, sono uomini. Guarda i capelli di lui, le spalle nude, possenti, ma già infragilite.
Guido Reni
E poi i ritratti di Van Dyck: sembra invincibile il nobile genovese a cavallo. Ma se guardi bene – suprema ironia del pittore? – a dominare e reggere la scena ti sembra quasi la bestia, non l’uomo.
Cos’è rimasto di quella potenza? Niente più di quello che ha lasciato la cuoca di Strozzi. Ed è giusto così. La Livella, dice Totò.
Bernardo Strozzi
Come il Doge di Genova – il volto, sia detto con rispetto, sembra ricordare il sindaco Giuseppe Pericu – che dominava la città.

Finché un quadro ti prende gli occhi. Ti chiama a sè. Guardi il nome sulla targhetta… ti stropicci gli occhi… CARAVAGGIO!
Caravaggio, “Ecce homo”
Sei andato a vederlo a Milano. Hai fatto duecento chilometri, ore di coda sotto la pioggia. E non sapevi di averne uno qui. Anzi, è di Genova, quindi è proprio tuo. Avevi un Caravaggio e non lo sapevi nemmeno.
ps. Dopo due ore nemmeno dieci visitatori incontrati. E dire che costa soltanto 9 euro. Gratis per chi ha meno di diciotto anni e per le scuole.

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