Da Sunset boulevard a Lungomare Canepa, se un Teu non è solo merce

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C’è una ragazza che abitava in Lungomare Canepa. Quando andava a trovare i nonni, a Pegli, guardava il paesaggio fuori dal finestrino e ogni volta si chiedeva come mai non si vedesse il mare, da Lungomare Canepa. La risposta è che il porto industriale lo aveva nascosto, il mare. Oggi quella ragazza, che nel frattempo si è laureata in architettura e fotografia ed è diventata un’artista e ricercatrice indipendente, sempre in giro per l’Europa, è riuscita finalmente a vedere quel mare. E’ salita sulla diga foranea, che tra l’altro suo nonno ha contribuito a costruire, ha contato per sessanta volte settanta passi e ha fotografato sessanta pezzi di terraferma vista dal mare. Poi ha fatto la stessa cosa dalla strada, lato nord, e ha fotografato altri sessanta pezzi di orizzonte. Gli esperti dicono che il suo lavoro “si basa sulla percezione cinestetica della strada e si ispira a Every Building on the Sunset Strip di Ed Ruscha (1966), presentato al Getty Center di Los Angeles”.

Noi non siamo esperti, ma ci piace l’idea che quella ragazza, che si chiama Anna Positano, finalmente oggi abbia trovato il suo mare. E questo grazie a un progetto che si chiama TEU, come l’unità di misura dei container, che mette insieme logistica, lavoro, misure, porti e città, fatto da sociologi, artisti, ricercatori e anche camalli, nel ruolo di se stessi. Il grande palcoscenico di TEU è il porto di Genova, il sipario si alza venerdì 19 maggio e si riabbassa domenica 21. Se volete vedere le due strisce di foto di Lungomare Canepa scattate da Anna Positano, rigorosamente su pellicola, e avete voglia di sentire il suo racconto, andate domenica alle 17 alla Sala Chiamata della CULMV, che non è in Lungomare Canepa, ma un po’ prima.

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