Il senso del M5s per la diffamazione. A giorni alterni

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Cosa pensereste di un partito politico che un giorno dice che la querela per diffamazione va depenalizzata e il giorno dopo ti spiega la procedura su come fare la querela per diffamazione?

Calma. C’è una spiegazione e si chiama: Potere. Fin quando sei dalla parte di chi, per dirla con il Marchese del Grillo, non conta un c…, la libertà di espressione è un bene da tutelare.

C’era una volta la Rete Madre di tutte le Verità e c’erano i cattivi che provavano a fermare la democrazia della Rete con le querele per diffamazione.

Beppe Grillo sul suo blog (quando ancora non sosteneva che il suo blog appartenesse al Cavaliere Mascherato) sosteneva la necessità di depenalizzare la querela per diffamazione. Era il 2009 e il M5s non era ancora il primo partito d’Italia.

Ma nel maggio del 2017 ecco la svolta. Governare, gestire enti e prepararsi al governo del Paese trasforma le persone e le verità della Rete non sono più tutte gradite. Specie quelle , che secondo Alice Salvatore, consigliera regionale della Liguria del M5s  sono le “persone tristi che attaccano continuamente con

falsità e diffamazioni gli esponenti del Movimento 5 Stelle che invece

quotidianamente si spendono per la collettività”.

Per sbarazzarsi di costoro la Salvatore propone un vademecum legale che naturalmente contempla il sano vecchio evergreen querelone.

Tanto per vedere il cambiamento epocale dei grillini da barricaderi a querelatori, ecco in sequenza il pensiero della Salvatore e a seguire quello del Grillo prima maniera.

Alice Salvatore:

“Difendere la verità e la propria reputazione. È buona norma procedere prima con la cosiddetta “diffida“, che, al contrario di ciò che alcune persone disinformate vorrebbero credere non costituisce affatto una “minaccia”.

“Facciamo due esempi: nel caso di un articolo di giornale nella diffida si può richiedere una rettifica, mentre nel caso di un post su un Social network si può richiedere una rimozione del contenuto ritenuto offensivo”.

“Qualora il comportamento dovesse diventare recidivante, qualora cioè siano disattese le condizioni poste per ripristinare l’onore della parte lesa, o anche qualora dovessero intervenire nuove condizioni che aggravano la situazione, inducendo la persona a ritenere opportuno procedere per le vie legali, la parte lesa va avanti con la causa per diffamazione o quant’altro”.

È naturale quindi che tutte le persone diffidate che non si sono attenute ad un comportamento rispettoso nemmeno dopo la diffida, o che, peggio, avessero rincarato la dose, recidivi, continuando a ledere i diritti della parte lesa, saranno verosimilmente anche querelate”.

 

E qui ecco Grillo qualche anno prima:

La querela per diffamazione va depenalizzata. E se si richiede un indennizzo economico, chi fa la querela dovrebbe depositare in anticipo l’intera somma richiesta su un conto a disposizione del Tribunale. Se perde la causa, il deposito servirà a risarcire il querelato. Troppo comodo infangare, spaventare e cavarsela con le sole spese processuali.

La querela serve al potere. La querela è un’arma da ricchi. Usata per intimidire. Per tappare la bocca. Per togliere i mezzi economici all’avversario

La querela può essere penale o civile. Se va bene si infanga l’avversario e si porta a casa un piccolo tesoretto.

La maggior parte dei blogger non ha soldi, e neppure l’abitudine a essere querelata da un potente che può usare, talvolta anche a carico dello Stato, avvocati di grido.

L’intera Rete è a rischio querela, tutta la verità che è presente in Rete è un attacco al Regime

Chiedo a tutti gli avvocati che mi leggono che vogliono difendere gratuitamente i blogger di inviarmi i loro riferimenti”.

 

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