IL RIFLESSO DEL MARE nella nostra vita

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C’è qualcosa che si muove accanto a te sulla scrivania. La vedi con la coda dell’occhio mentre cerchi di concentrarti per scrivere. Forse una mosca, un ragno, chissà. Agiti la mano per allontanarla mentre provi a lavorare. Ma dopo qualche secondo il tremito riprende. Alzi un attimo lo sguardo: niente. Eppure hai visto qualcosa. Tenti ancora di concentrarti, ma il baluginio riprende. Allora, un po’ spazientito, osservi con attenzione. Cos’è? Nessuna bestia. Sulla copertina lucida del libro si è posata una luce. Ma un riflesso vivo, che si agita. E non capisci da dove arrivi, perché il sole è dall’altra parte della stanza. Allora provi a seguire il raggio: su dalla scrivania, poi nell’aria immobile vicino al lampadario, quindi verso il cristallo della finestra. In fondo c’è il mare.

Sarà a un chilometro e passa di distanza, dietro un pino marittimo. Ma, chissà come, rimbalzando di vetro in vetro arriva fino a te. Non solo il mare, vedi proprio le onde che si spingono fino ai margini del libro.
E allora ti accorgi dei riflessi, tutti i riflessi, che ha il mare nella vita di noi che gli viviamo vicino. Proprio come questo bagliore sul libro. Lo avvertiamo anche senza bisogno di vederlo. Il mare c’è la mattina presto, ancora prima di aprire la persiana. C’è quando camminiamo in Val Bisagno e vediamo un chiarore sull’asfalto. C’era perfino negli anni milanesi, quando sbucavi dal tunnel della metropolitana e d’istinto ti voltavi dove l’aria sbiancava.
Questo mare che si riflette sulla finestra e poi sul libro e alla fine ci raggiunge. Che, senza che ce ne accorgessimo, ormai è riflesso anche dentro di noi.

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