Il red carpet per tutti, la Liguria per pochi

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Da un lato i tappeti rossi dall’altro numero chiuso per i bus, cancelli all’accesso delle spiagge, divieti.

Prima di stendere i suoi red carpet Giovanni Toti dovrebbe chiarire a chi sono rivolti.

Perché se l’intento del red carpet è quello di attirare turisti in Liguria (e tralasciamo qui il dibattito già ampiamente sviluppato sui luoghi che non hanno bisogno di pubblicità perché già molto conosciuti) è anche vero che buona parte di chi, inseguendo il sogno sbandierato da Toti di sentirsi vip per un giorno, viene in Liguria a provare il brivido del tappeto rosso, è assai probabile che non appartenga a quella tipologia di turista che può permettersi un paio di notti in albergo tra Santa , Paraggi e Portofino. Guardiamo cosa sta accadendo sulle due riviere da Alassio a Laigueglia a Santa Margherita e Rapallo dove i turisti non sono proprio tutti uguali.

Mettiamo che a Milano, su quei torpedoni che partono al sabato all’alba per raggiungere le riviere e le sue spiagge libere, ci sia anche chi ha deciso di farlo per concedersi i suoi quattro passi da celebrity sul red carpet.

Ma mettiamo che abbia scelto il giorno sbagliato perché nella riviera super affollata al suo bus è impedito l’ingresso ad Alassio o Santa Margherita tanto per dirne due.

Come la mettiamo? Che ci vorrebbe un po’ meno ipocrisia. Che servirebbe o il coraggio di dire “Turisti siete ben accetti, ma non proprio tutti, quelli che consumate meno è meglio se ve ne state a casa vostra”. Oppure servirebbe una riflessione più profonda sul tipo di offerta che si è in grado di dare e si vorrebbe dare. E se si lanciano campagne promozionali inclusive si dovrebbe poi aver un territorio che non è, o diventa, invece esclusivo. Altrimenti alla fine si potrà camminare lungo quella striscia rossa larga un metro ma sarà severamente vietato uscirne per mettere un piede all’esterno.

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