Che pessimo servizio ha fatto il consigliere Gambino trascinando il suo sindaco Bucci nella polemica sul Fascismo. Ne ha capovolto l’immagine agli occhi di molti genovesi: da manager decisionista a sindaco imbarazzato, tanto perentorio nei modi quando indeciso sulla sostanza. Tanto yankee nei toni quanto in difficoltà nell’assumersi responsabilità e nel fornire risposte nette.

Alla fine è emerso un altro Bucci.

“Non sono don Abbondio”, ha detto Bucci in aula. E per dimostrare il proprio coraggio ha tirato fuori l’Euroflora.

“Non sono don Abbondio”, ha ripetuto Bucci. Ma sulla questione del Tricolore a Staglieno per commemorare i caduti di Salò ha ricordato tanto “l’eroe” manzoniano. Anzi, forse il Ponzio Pilato del Vangelo: “FORSE è stato fuoriluogo portare il Tricolore”. Alla faccia della presa di posizione netta!

“Non sono don Abbondio”, ha sottolineato Bucci, ma emergeva netta la paura di essere percepito come un debole. Proprio mentre non riusciva a rispondere con un semplice “sì” o “no” alle domande che gli venivano fatte.

Ma bisognava guardarlo in faccia, Bucci, quando ha parlato con i cronisti. Faceva quasi tenerezza. Spiccio nei toni, ma con gli occhi spalancati, la voce rigida che gli si spezzava. “Sindaco, le chiediamo soltanto se ha autorizzato lei l’utilizzo del Tricolore”. Risposta: “Se mi fa questa domanda, me ne vado”.

Si sono dovute attendere le dichiarazioni di Gambino per sentirsi dire che l’autorizzazione sarebbe arrivata dal Sindaco. Che invece taceva, esitava, minacciava di andarsene.

Sul Fascismo è apparso perfino più sfuggente: “Io forse avrei fatto scelte diverse ai tempi della Guerra… ma rispetto tutti i morti”.

Forse più che don Abbondio il sindaco ha ricordato Ponzio Pilato.

Ma quello che più colpiva, appunto, era la sua ansia, la paura di rivelarsi diverso dall’immagine che ha propinato finora ai genovesi: non un duro, ma un sindaco smarrito. Fragile. Un signor Tentenna.

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