PD, POLEMICHE E DERETANI, ma se si tornasse nelle periferie?

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Incredibile la sorte del Pd: il partito forse non esiste più, ma le polemiche continuano. Come quelle code di lucertola che le tagli, ma continuano ad agitarsi. Oggi, mentre l’Italia sbatte le porte in faccia ai migranti e si discute il decreto di dignità ecco che i nostri eroi si accapigliano su Sergio Marchionne. Oppure, a Genova, sulla prossima festa dell’Unità che andando avanti di questo passo si terrà in un monolocale.

Pd, polemiche e deterani, sia detto senza offesa, quelli che devono essere piazzati sulle poltrone che scarseggiano. In un partito che rischia di avere più dirigenti ed eletti che iscritti. Una volta la sola sezione di Sestri Ponente aveva più tessere di quante oggi il Partito ne raccoglie in Liguria.

Allora sorge una domanda semplice semplice: ma davvero quelli del Pd pensano che il partito possa rinascere così, dal potere e dalle poltrone? Forse, come avveniva ai tempi del Pci, bisognerebbe fare il percorso inverso. Cominciare un lavoro umile, dal basso, andando nelle strade, nelle periferie. Le famose sezioni dove, appese alle pareti, trovavi le foto in bianco e nero di Gramsci e Berlinguer (oggi bisognerebbe mettere Martina?). Certo, richiederà anni. Pazienza. Ma gli altri – Lega e Cinque Stelle – adesso che sono al comando rischiano anche loro di guardare soltanto a Roma.

Ahinoi, pensare al Cep e a Bolzaneto porta poca gloria e tanta fatica. Ma la politica non è forse questo?

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