Io, Paolo Villaggio e il mio amico di destra

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In un momento di cazzeggio io e il mio amico di destra abbiamo evocato Paolo Villaggio. Sul telefonino abbiamo trovato una delle sequenze memorabili del “Dottor Jekyll e gentile Signora”:

Erano gli anni Settanta, generosi con le grandi parodie: Franco e Ciccio ci avevano costruito una carriera, perfino la Disney aveva fatto la sua parte con noi bambini, con gli indimenticabili “Promessi paperi” e “Sandopaper”.

Io e il mio amico di destra ci eravamo trovati d’accordo che le parti migliori della comicità di Villaggio erano quelle dei personaggi prima di Fracchia e Fantozzi, dove era riuscito ad esportare fuori dalla nostra regione quella comicità fatta di pura cattiveria, il grottesco detto con serietà, senza il minimo segno di un ghigno che segnalasse al pubblico: ehi massa di idioti, sto scherzando!

Nel capovolgimento della parodia, in “Jekyll” il personaggio principale era il cattivissimo Hyde, che per sbaglio inventa il siero della bontà. Nella scena trovata sul telefonino il cattivissimo Hyde tiene una lezione e indicando alla lavagna un corpo umano mal disegnato, riproduce a modo suo il discorso di Menenio Agrippa: la mente, che sono i pochi, ricchi, che comandano, deve trovare il modo per tenere schiacciate e fare lavorare le membra, che rappresentano il popolo, massa di bruti, sottouomini ignoranti e sfruttati.

Mentre ridiamo, ci guardiamo negli occhi e lui crede che – finalmente – abbiamo trovato nella ferocia di Paolo Villaggio un punto di condivisione, ma l’origine del nostro riso non può essere più distante.

La mia è una meta-risata: rido al pensiero di chi doveva vedere e sentire per la prima volta quelle frasi, rido delle reazioni che poteva avere il pubblico a quei tempi (era il 1979), pensando che allora si potesse provocare apertamente, si godesse a suscitare i dinieghi o i risolini ipocriti di quelli che si chiamavano benpensanti.

Quella del mio amico di destra è una risata e basta: lui forse non ha tanto in mente i tempi in cui quelle battute furono recitate, ma ride di gusto perché vede confermata in maniera esplicita quello che è il nostro presente e apprezza che ci sia qualcuno che – finalmente – osi dire fuori dai denti come stanno le cose.

Allo stesso modo il mio amico di destra è contento che finalmente qualcuno – anche nella sua città – abbia detto fuori dai denti che prenderebbe gli accattoni a calci nel culo.

E non solo loro, aggiunge lui.

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