A Palazzo Ducale l’idea che un’altra città è possibile

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Alle nostre concittadine e ai concittadini, demoralizzati dalla più squallida campagna amministrativa a memoria genovese – quale quella testé conclusa – e incamminati verso l’abbandono fatalistico, vorremmo giungesse questo messaggio in assoluta controtendenza: un’altra città è possibile, come lo dimostrano ormai accreditati casi europei di realtà urbane capaci di assumere ruoli sempre più importanti nella vita politica, economica, sociale, culturale e d’immagine dei loro territori. Da Barcellona a Lione, da Stoccarda a Londra, a Lisbona. Un elenco che e – purtroppo – ad oggi non annovera realtà italiane (e varrebbe la pena di riflettere sul perché).
Questo il messaggio di una iniziativa avviata dai primi di giugno a Palazzo Ducale, che per ora non ha ricevuto – forse – l’attenzione che meritava per la sovrapposizione mediatica dei sommovimenti nella sfera politica locale, intitolata “la città laboratorio di democrazia”. Un ciclo di conferenze che ha visto la presenza dell’architetto Oriol Capdevila dello Studio Bohigas di Barcellona, protagonista dello straordinario esperimento di riappropriazione dello spazio pubblico per la partecipazione civile nella città catalana, seguita da quella del professor Paolo Veneri, l’economista dell’Ocse che ha curato la stesura del documento internazionale sulla dimensione civica funzionale allo sviluppo e alla coesione.
Il prossimo appuntamento nella Sala del Minor Consiglio del Ducale è per lunedì 3 luglio alle ore 17,45: l’incontro con una star del cosiddetto movimento del Critical Urbanism – il professor Patrick Le Galés della parigina facoltà di Science Po – con cui approfondire, dopo la destinazione d’uso dello spazio pubblico (Capdevila) e la promozione di dinamiche socio-economiche virtuose (Veneri), gli aspetti di governance partecipata nel nuovo assetto istituzionale che va determinandosi i questa precisa fase storica. Ci si riferisce a quello che il sociologo di Berkeley Manuel Castells definisce “Network State”: «che comprende istituzioni sovranazionali, Stati nazione, enti regionali e locali, e addirittura organizzazioni non governative. Le istituzioni locali diventano un nodo fondamentale della catena della rappresentatività, in grado di regolare l’intero processo politico, grazie al loro valore aggiunto derivante dalla capacità di dare voce ai cittadini più da vicino».
Come si accennava, tematiche neo-municipalistiche trascurate dal dibattito pubblico italiano e non riscontrabili nella cassetta degli attrezzi di una politica tanto centralistica quanto inconcludente. A riprova di quanto il fu Bel Paese stazioni ormai ai margini delle esperienze più avanzate su scala mondiale. Particolarmente utili – tra l’altro – perché forniscono una ormai sperimentata uscita di sicurezza dalle crisi di deindustrializzazione i cui morsi feriscono in maniera sempre più feroce la comunità genovese. Dunque, le città come luogo dello sviluppo e della coesione.
Di questo si parlerà a Palazzo Ducale, rivolgendosi a quanti continuano ancora a pensare che il declino non sia un destino ineluttabile.
Cui si rivolge il messaggio inviato da Ada Colau, battagliera sindaco di Barcellona: «Questo è il secolo delle donne e il secolo delle città. E il luogo migliore per vivere questo momento politico così appassionante è il municipalismo, che non è altro che l’amministrazione più vicina alla cittadinanza».

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