Ode al ferramenta

4
1769

ferramenta2

di Fabrizio Casalino

Sono molte le cose che un uomo può fare da vecchio. Io andrò a menarlo al ferramenta. Ogni volta che vado dal ferramenta mi commuovo, è un mestiere destinato a scomparire: fra trent’anni non ce ne saranno più, e nessuno crederà all’esistenza passata dei ferramenta. Il ferramenta ha un campionario assurdo, un campionario paradossale. Pensa quanta roba vende: la ferramenta e il resto, gli zerbini, le tovaglie, le teiere di ceramica con sopra i topini pitturati tatini, ma se per caso hai dei topi in casa lui vende anche la trappola per ucciderli. E’ sconfinato. Oggetti privi di relazione gli uni con gli altri, nei più disparati ambiti della vita pratica quotidiana. Il suo ambito è così vasto che vende una cosa e il suo contrario. Ha la roba per asciugare e quella per bagnare, per aprire, per chiudere, per spaccare o invece per riparare, per riempire ma anche per svuotare, per pulire e per sporcare, per unire, oppure per separare, per alzare e abbassare. Poi c’è la vera e propria ferramenta: diversissimi assortimenti di articoli unici: le viti. i chiodi i dadi, le rondelle, i tasselli, etc.. Ci sono trentamila tipi di viti, e lui le conosce tutte nelle loro proprietà, specie per specie come fossero insetti. Il ferramenta è un entomologo del metallo. Ma soprattutto è un maestro spirituale per vecchietti. I vecchietti lo menano al ferramenta tutto il giorno. Ogni volta che ci vado, prima di me c’è un vecchietto. Aspetta il suo turno e poi gli spiega per venti minuti quel che gli serve, cercando di descrivere un oggetto di ferramenta come può. E gli oggetti della ferramenta non sono facili da descrivere. Gli racconta il tappullo, spiega il lavoro, in modo da far capire al ferramenta che cosa gli serve. L’operazione richiede alcuni minuti. Il ferramenta lo ascolta con la calma del ferramenta. La calma del ferramenta è quello stato dell’anima che si raggiunge oltre il nirvana, oltre il Buddha. Durante la spiegazione, il vecchietto chiede al ferramenta opinioni sul tappullo, e rassicurazioni: “devo metter su la sbarra e pensavo di metterci i fischer del sei, cosa dice?” E il ferramenta annuisce o dice “meglio dell’otto”. Coinvolge il ferramenta nel piano del lavoro, e di solito il ferramenta capisce quale oggetto era l’oggetto X e va a prenderlo. Mentre torna con l’oggetto x, si lascia dire: “ma comunque – secondo me- ci conviene fare una altra cosa”, gli mette in mano l’oggetto e spiega come andrebbe fatta la cosa secondo lui. A questo punto il vecchietto guarda l’oggetto x e lo soppesa. Lo guarda con schifo, perché pieno di potenzialità fino a un minuto prima, e ricercato, adesso che lo ha identificato e scovato non ha più alcuna utilità, se non quella di realizzare una riparazione dilettantesca. Quindi, dopo dieci minuti di spiega dell’oggetto X, decide di RIPIANIFICARE L’INTERA OPERAZIONE, per cui l’oggetto X non gli serve più, adesso che ce l’ha in mano, ma gliene serviranno altri. Scarta il piano A, opta per il piano B. Si fa ripetere passo per passo il piano d’azione. Il ferramenta pazientemente ripete, conferma rassicura, in ultimo fornisce gli oggetti. Il ferramenta di classe presenta gli oggetti nel giusto ordine di utilizzo, dal primo all’ultimo. Li porta ad uno ad uno. E in questa fase il vecchietto approva ogni componente, lo soppesa, lo colloca temporalmente nel piano d’azione -Sì sì e poi dopo che ho montato quello ci metto questo…- Si ripassa il piano, per una ultima approvazione alla presenza degli attrezzi, una specie di collaudo teorico. Sono passati dieci minuti. L’ora di pagare. E a quel punto il ferramenta dice: “son 60 centesimi.” I ferramenta sono un serissimo ordine religioso. Ecco, io da vecchio farò così: tapullante della domenica, lo menerò al ferramenta. Prospetterò riparazioni complesse e arzigogoli di sostegno. Pagherò i miei 60 citti. Poi, uscendo, butterò il sacchettino in un cassonetto. E penserò “ma sì, dai. Tutto sommato, al mondo ci sono ancora persone di cuore.”

4 COMMENTI

  1. Dipende dal ferramenta. Ci sono anche quelli terribili che non vogliono venderti la roba e ti dicono che non è mai esistita. A me è successo anche coi venditori di pennelli e vernici. Se sei un cliente abituale no, ma altrimenti ti fanno dare l’anima prima di accontentarti. Se sei una donna parti ulteriormente svantaggiata. Tempo fa uno ce l’aveva quasi fatta, mi ha detto pure che a mandarmi da lui era stata di sicuro la concorrenza, per prenderci in giro. Uscita dal negozio, dopo qualche passo mi sono detta “non può finire così anche stavolta”. Sono rientrata dentro disposta a tutto, e dopo poco tempo sono uscita di nuovo, trionfante, con la mia bella latta di stucco vernice.

  2. Tutto verissimo, ve lo dice, caso strano, un Ferramenta. Manca una cosa però, importantissima, la parte in cui il Ferramenta dissuade il tapulante domenicale, che veste i panni di “maestro d’ascia” dal fare il lavoro spiegato, semplicemente perché rischierebbe la morte nel farlo. Oppure quando il “maestro d’ascia” ti cerca una cosa che non esiste, famosa fu la frase “vorrei una rondellazza”, rondelle ne esistono di mila tipi, giuro che è impossibile trovare una cosa così, e si incazza perché lui sà è tu no e non vuoi capirlo perché sei cattivo. E dopo un po’ che te lo menano da incazzati anche Buddha se ne sta e gli tiri fuori i 10 cataloghi di 10 grossisti è gli dici “ora te lo cerchi e se esiste te lo regalo” e lui lo cerca, per poi arrendersi e dire “qua non c’è ma so che esiste, mi ricordo di averlo pagato 100 lire”..

  3. Laura, stucco vernice in latta?
    Naaaaa, non può essere.
    Per me, ti han venduto vernice al sarchiapone su cui hanno stampato l’etichetta personalizzata.

    A me viene la tentazione, di stampare al momento un’etichetta con scritto su “rondellazza” da appiccicare su una scatola con su quello che il vecchietto ha bisogna ma che non sa di aver bisogno.
    Effetto placebo.

Rispondi