A palazzo Ducale si è appena conclusa la due giorni degli Stati generali dell’educazione. A scorrere il programma viene un dubbio. Per la prima volta – mescolati in decine di interventi – hanno avuto diritto di parola rappresentanti di quell’integralismo cattolico che con la giunta Bucci e soprattutto con alcuni assessori sono stati innalzati al ruolo di interlocutori privilegiati.

Al punto che nel corso degli Stati generali si sono registrati interventi di oratori che hanno sostenuto la bontà delle teorie creazioniste; che hanno avanzato seri dubbi sulla nostra discendenza dalle scimmie; e poi le accuse alle teorie gender, il pericolo che ai nostri bambini si imponga l’abolizione dei generi. Quindi le casalinghe associate: hanno detto che se una donna potesse scegliere se ne starebbe a casa altro che andare a lavorare. Infine un signore che ha ricordato come negli anni ’30, tempi beati, c’era maggior disciplina. E c’erano anche le mezze stagioni, aggiungiamo noi.

Il fatto che qualcuno pensi queste cose sta nel disordine del mondo. Ma che certe teorie(?) abbiano la stessa dignità di quelle di chi cerca di migliorare la qualità dell’offerta educativa, di aggiornarla ai tempi moderni (integrazione e tolleranza comprese), di far fronte ai problemi economici, ai disagi morali e materiali che incombono su famiglie e minori, beh è davvero qualcosa che racconta bene la giunta Bucci.

Le due giornate sono state organizzate da due rappresentanti di quel mondo ultracattolico che ha trovato nella giunta di centrodestra protezione e riconoscimento: Simonetta Saveri,  responsabile dell’Agenzia per la famiglia, e Anna Maria Panfili, saggia dell’assessore Francesca Fassio. Il sindaco Bucci le ha introdotte con queste parole: “Non tutte le città d’Italia – ha detto il primo cittadino – sono abituate ad affrontare certi temi in questo modo. La nostra Amministrazione vuole dare massima attenzione alla famiglia, considerato il primo e più importante nucleo della società. Per questo abbiamo voluto conoscere le realtà operanti sul territorio che si occupano dell’educazione dei giovani. Anche con loro vogliamo costruire la città del futuro”.

Ma nella meravigliosa Genova del futuro non c’è posto per quel divisivo di Darwin.

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