Legge Basaglia 40 anni dopo. Quando la politica cambiava, in meglio, la società

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Quarant’anni dopo la legge 180, cd legge Basaglia, portata però a compimento parlamentare da un allora giovane (e “vecchio” Dc) psichiatra e parlamentare, Bruno Orsini (con lui al ministero della sanità c’era anche un personaggio del livello di Tina Anselmi) chi l’avrebbe detto…
Chi l’avrebbe detto  per una settimana qualche migliaio di persone si sarebbero “perse” tra accessi e dirette multimediali, presenze “fisiche” ai vari eventi (circa 4500 in 37 diverse iniziative culturali, scientifiche, sociali, informative). 180×40 è stata un evento unico in Italia, non si chiuderà il 13 maggio perché ha (credo) convinto anche i più riottosi di varie idee, politica e cultura, della indispensabile collaborazione e lavoro di rete tra diverse realtà, della cura, della prevenzione, delle famiglie e di noi che facciamo informazione. Significativo considerando che cinque anni fa i pazienti di Quarto erano stati proposti in appalto “un tanto al chilo” e che proprio in avvio della settimana, il 7 maggio, sia stato siglato il Patto per la salute. In un luogo simbolo, Quarto, con Asl3, Regione, associazioni diverse. Un punto di partenza maturato dopo che anche in sede giudiziaria alle famiglie dei pazienti “un tanto al chilo” era stato riconosciuto il danno.

Chi l’avrebbe detto e vale, forse, oggi la pena di riflettere sulla politica. Intanto domenica 13 maggio Bruno Orsini terrà la sua LECTIO celebrativa (ore 10, Aula Magna dell’Università di Genova, via Balbi 5): l’invito ai media e alla città è quello di esserci perché Genova ha recitato un ruolo fondamentale nella costruzione della 180. Essere presenti è un modo per confermare come la città sia stata e possa continuare ad essere con le sue diverse anime, un “porto delle menti” perché nei porti si arriva e si parte, per nuovi viaggi e scoperte.

Quella politica del “vecchio Dc” Orsini (oggi un ragazzo novantenne da rispettare che mediò e lavorò con Giovanni Berlinguer del Pci, socialisti e liberali) …. Erano altri tempi certo, ma che tempi. Il 1978, anno della “Basaglia” fu un anno drammaticamente “innovativo”.

Perché fu percorso dal culmine del terrorismo brigatista con l’assassinio di Aldo Moro e tutti i suoi misteri (oggi ancora attuali con la vicenda di via Fracchia): proprio in quei giorni la 180 (il 10 maggio) venne approvata e il 13 promulgata sulla Gazzetta Ufficiale. Un fatto irrepetibile che Orsini ricorda così: “proprio nel momento in cui veniva ucciso un uomo della mediazione e del dialogo prendeva corpo una legge che del dialogo era l’espressione più ricca”. Tanto che Norberto Bobbio la definì come la vera riforma italiana. La politica e la società, media compresi che recitarono un ruolo importante, sarebbero oggi capaci di riassumersi una responsabilità come venne fatto allora quando, di fronte all’emergenza drammatica, non si volle comunque mollare e andare avanti? Sarebbe stata una “bella e onorevole giustificazione” rinviare la legge di fronte al caso Moro. Ma non venne fatto.

Perché in quell’anno la mafia uccideva Peppino Impastato, sconosciuto e bistratto giovane giornalista “pubblicista” come Giancarlo Siani ucciso qualche anno dopo, con la nostra categoria che non fu (all’epoca) così schierata nella sua interezza. La coscienza è maturata ma nel ’78 ancora troppi se ne stavano delle verità ufficiali, poi se il morto era un po’ estremista o vicino a Democrazia Proletaria qualche piccola orticaria ad alzare testa e voce veniva a più d’uno.

Perché nel 1978 (Genova lo ricorderà con le iniziative dell’AIED e di Mercedes Bo) nasceva la 194, la legge sull’interruzione di gravidanza. Lo avevamo un po’ dimenticato dando per scontato tutto, le leggi ci sono. Certo ma sono applicate, gli strumenti per farlo sono stati creati, non si corre il rischio dimenticando cosa è accaduto che “le cose si ripetano”?

Questo è stato un tema che è emerso in questa settimana rivelando anche due fragilità sulle quali il rischio del ritorno di una re-manicomializzazione sono concrete: i migranti, i diversi da strada, i barboni (più Tso per tutti tanto per sintetizzare) e gli anziani. In una regione come la nostra sono moltissimi, indigeni e di emigrazione dalle regioni vicine climaticamente meno fortunate. Anziani che se diventano un peso diventano un business con parametri di accredito (e controlli) sulle comunità, centri di ricovero spesso risibili o troppo bassi. Roba da neo manicomi, i muri sono diversi, ma il concetto che può favorirne la rinascita sono gli stessi di 40 anni fa, anche 50. Un buon motivo per esserci oggi ad ascoltare alle 10 in aula magna di via Balbi 5 la Lectio del “vecchio” Orsini.

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