Per fortuna c’è internet, ci sono le banche dati, c’è la memoria incancellabile dei video e dei post su Facebook.

Tra qualche decennio, quando storici e sociologi racconteranno la vigilia di queste elezioni comunali genovesi del 2017, avranno un quadro piuttosto sorprendente delle cosiddette emergenze sociali del periodo.

Partiamo da quello che sembra essere un dato acquisito: tra tutte le manifestazioni criminali qual è quella che maggiormente influisce sulla vita di una comunità?       Sicuramente la mafia.

Bene, pochi giorni fa il ministro dell’interno ha sciolto per mafia il comune di Lavagna e poche ore fa la procura antimafia genovese ha chiesto il rinvio a giudizio di 24 persone tra le quali l’ex sindaco, ex assessori ed anche una ex deputata di lungo corso della zona per presunti intrallazzi con la famiglia del levante genovese ritenuta referente delle cosche in riviera.

Se ne parla, se ne discute, è argomento di un acceso dibattito politico istituzionale in commenti, convegni, social? Macchè. Manco di striscio.

Qual è invece l’argomento principe della campagna elettorale del leghista Marco Bucci sostenuto da Forza Italia e altri alleati del centro destra? La sicurezza. Intesa soprattutto come “pulizia di massa dei migranti”, frase agghiacciante pronunciata da Matteo Salvini la prima volta a Recco alcune settimane fa e replicata oggi dopo il blitz della polizia alla stazione centrale di Milano. E quello è oggi diventato il Tema principe. Ne discutono i politici, i giornalisti, gli opinionisti, e tutti i cittadini nei luoghi e con gli strumenti a loro disposizione.

E molti naturalmente condividono l’impostazione di Bucci e del suo primo sostenitore, il presidente della Liguria Giovanni Toti. Tolleranza zero, pene severe, sanzioni e rimpatrio per lo straniero denunciato, indagato ma anche per quello che è incensurato ma è “pre- giudicato” da una parte della nostra comunità.

Quella stessa comunità di cittadini che non nutre invece nessun pregiudizio per altri pregiudicati o condannati.

Proviamo a riflettere un attimo sul duplice atteggiamento rispetto a due tipi di soggetti: l’immigrato nero, povero,ignorante, viene bollato, anche se incensurato, come potenziale minaccia pubblica perchè probabile autore di un reato futuro ma percepito come imminente e quindi isolato, osteggiato, perseguito, rinchiuso, respinto.

Lo stesso cittadino che infligge una condanna sociale ad un soggetto tecnicamente innocente, cosa fa?

Idolatra, applaude, prende ad esempio, scatta selfie in compagnia di soggetti italiani, più o meno istruiti, senza dubbio ricchi ma condannati dalla nostra giustizia in via definitiva o comunque in primo o secondo grado di giudizio. Chi ha poi accesso ai piani alti del potere ci va addirittura a cena, come il presidente Toti.

Parliamo dei presidenti delle società di calcio di Genoa e Sampdoria, tanto per restare alla nostra città, condannati entrambi per bancarotta (Preziosi con sentenza definitiva, Ferrero con patteggiamento). La bancarotta naturalmente crea una danno all’economia, alla concorrenza e spesso ai lavoratori dipendenti e a quelli di un determinato indotto.

Premesso che ogni condannato, anche chi lo è per i reati più infamanti, deve avere un’occasione per ricominciare, è curioso che chi oggi invoca la linea dura nei confronti di persone che nulla hanno fatto se non scappare dal loro paese, allo stesso tempo indichi come esempi da imitare altri uomini che, invece, innocenti per la nostra giustizia non lo sono stati.

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