KUNDUN JEBES!

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Le auto inchiodano. La gente guarda in alto. No, nessun incidente. Stamattina c’era l’arcobaleno.

Bello fermarsi un attimo tutti per guardare. Soltanto per vedere una cosa bella. Senza nessuna utilità apparente, soltanto bella.

Giusto per ricordarsi di alzare la testa, che c’è un cielo.

E poi magari stasera raccontarselo: “Hai visto l’arcobaleno?”, perché le cose belle, se non le condividi, è come non averle viste.

Arcobaleno, abbiamo ripetuto tante volte questa parola, ma se te lo vedi davanti capisci davvero il senso.

Ti viene in mente – o vai a cercare – come si dice nella altre lingue. Chissà chi ha usato per primo questa parola che ha la meraviglia dentro:

rainbow – inglese

regenbogen – tedesco

arc en ciel – francese

arco iris – spagnolo

nuanua – samoano (a proposito, chissà che roba un arcobaleno alle Samoa!)

Kundun jebes – chirghiso (pensavate che fosse genovese, vero?)

彩虹

altrimenti detto Caihòng – cinese

قوس قزح

qus qazah – arabo (chissà perché a sentirlo uno si immagina un arcobaleno sopra un’oasi del deserto)

ουράνιο τόξο

greco

E in ligure… c’è chi dice arcobalen, chi ercun, chi a Ponente – verso la Francia – arcuincé. A voi la scelta tra italiano, chirghiso e ligure. L’arcobaleno in fondo è lo stesso.

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