LA MIA VITA SULL’OCEANO (lettera da mio nonno)

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di Egidio D’Alessandro*

Il mare, il mio mare, la mia vita sul mare. Sono tre cose ben distinte, che uniscono la gran parte della mia vita. E’ bello oggi, a ventisei anni dal mio ultimo imbarco, alzarmi la mattina e vedere dalla finestra il porto, e più lontano il mare. In un attimo mi riappaiono come in un sogno tutte le partenze e gli arrivi che hanno caratterizzato la mia vita e anche quella della mia famiglia. Gli arrivi erano sempre festosi, ma le partenze… Una volta siamo partiti la vigilia di Capodanno, un’altra proprio a Ferragosto, e fra un arrivo e una partenza mi reputo fortunato perché mi sono trovato a casa in tempo per assistere alla nascita dei miei due figli, Rossella e Roberto.

Il mio primo imbarco, giovanissimo, fu su una nave non molto grande di nome Leme, vecchia e rattoppata, che oltre ai passeggeri trasportava anche carico. Così nei porti si sostava a volte per giorni, per caricare e scaricare la merce. Il viaggio durò tre mesi e sette giorni, ma fu un’esperienza bellissima; dopo la traversata dell’Atlantico, attraverso quella costruzione geniale che è il Canale di Panama, raggiungemmo l’Oceano Pacifico e risalimmo verso il nord facendo scalo in piccoli porti americani ricchi di colore e di calore. Poi giungemmo a Los Angeles, dove con un mio giovane compagno decidemmo di andare a vedere la famosa Hollywood: c’era da prendere un traghetto, e poi un bus, ma alla fine le ville degli attori e gli Studi del Cinema erano davanti ai nostri occhi. Il tempo passò in fretta e perdemmo il traghetto di ritorno, arrivando con un’ora di ritardo. Il comandante fu buono a ritardare la partenza della nave, non ti dico con quale faccia ci aspettava sullo scalandrone di bordo. Ci fece una ramanzina paterna perché comprese che la nostra avventura (forse la prima della nostra vita) valeva bene una lavata di capo.

Proseguimmo verso nord dopo essere transitati sotto il famoso Golden Gate, il ponte sospeso che attraversa la baia di San Francisco. E’ una bella città, tutta in salita, con i caratteristici tram aperti che salgono e scendono lungo le strade da film americani. Il viaggio di andata terminò a Vancouver, dopo aver toccato l’Oregon nei porti di Seattle e Portland. Per quattro giorni rimanemmo in quel magnifico e silenzioso lago salato, dove solo si vedevano grandi tronchi d’albero venire giù dal fiume per essere caricati sulle navi. Uno spettacolo da documentario.

Finito quel primo viaggio, ne seguirono molti altri. Una domenica ero imbarcato sulla bellissima Leonardo da Vinci, eravamo ad Alessandria d’Egitto e ci recammo a visitare Il Cairo, con ben cinque ore di pullman. Mi viene da ridere a ricordare che nella grande piazza del Cairo, davanti al più importante Museo Egizio e al grandissimo Hotel Speraton, un gruppetto di noi stava attorno alla radiolina nel mezzo di un’aiuola ad ascoltare “Tutto il calcio minuto per minuto”. I passanti ci chiedevano stupiti cosa avessimo di così importante per distrarci da tante meraviglie dell’umanità. Ma al ritorno facemmo visita alla grande moschea (togliendoci le scarpe come si usa) e poi alle piramidi di Cheope, per scalare le quali bisognava salire un’infinità di scalini, tutti curvi fino alla cima, dove riposa il faraone.

Durante le traversate atlantiche mi capitava di sostare sul ponte guardando la lunga distesa del mare. Solo cielo ed acqua, ma non sempre bello e tranquillo. Mi sono trovato nel mezzo di cicloni con onde gigantesche, fino a venti metri! Ricordo che sulla Cristoforo Colombo avevo la cabina a prora della nave, e quando c’era tempesta la nave si sollevava in alto per poi ricadere pesantemente giù: puoi immaginare il mio stomaco. Però quando il mare torna calmo ci si dimentica presto delle ondate.

Molti sono i personaggi che ho conosciuto di persona durante i viaggi in mare. Tra tutti ricordo il Re del Marocco con il suo infinito seguito, e poi attori come Alberto Sordi, Cary Grant, Liz Taylor, Spencer Tracy, cantanti lirici come Tony Del Monaco e Renata Tebaldi. Ma non c’erano solo celebrità. Non dimenticherò mai la tristezza delle famiglie di emigrati, che avevano venduto tutto per poter andare in America in cerca di fortuna. Gli addii erano strazianti. Spesso molti di loro facevano ritorno in Italia dopo alcuni anni senza aver trovato quello che cercavano.

Anche a me il lungo navigare ha fatto mancare la famiglia, la moglie e i figli, e so bene di essere mancato loro. Però nei periodi di sbarco e di vacanza cercavamo di recuperare quello che potevamo, e non ci è mai mancato nulla. Viva sempre il mare che mi ha dato da vivere.

 

*Egidio D’Alessandro (Genova, 1928-2006) è stato giovane garzone nelle botteghe genovesi e in seguito per una vita intera navigatore, assistente di sala e maitre sulle prestigiose navi della fu Società Italia. Ha vissuto i bombardamenti della seconda guerra mondiale, prima a Genova e poi sfollato in Abruzzo. Ha vissuto il clamoroso naufragio dell’Andrea Doria accanto al comandante Calamai. Ha vissuto infine la Genova del XX secolo nel profondo dei suoi caruggi, da piccolo monello e poi da american barman in Via San Vincenzo. Sono cresciuto ascoltando i suoi racconti di questa immensa vita trascorsa in giro per il mondo, visitandone le meraviglie, conoscendo l’America di belle speranze del Novecento, e ricevendo a bordo attori, artisti, politici e sovrani d’ogni angolo del globo. Fra i 13 e i 15 anni insistevo perché mi scrivesse di suo pugno i racconti più significativi, e da questo rapporto sempre più stretto nella trasmissione di un passato vissuto è nata la raccolta di cronache che qui intendo riproporre. Per ricordarci quanto è importante domandare ai nostri vecchi, ascoltare il loro mondo, comprendere la storia del basso. E immaginare oggi con creatività e saggezza quello che siamo, quello che vogliamo. Giacomo D’Alessandro

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