Italia Nostra, da salotto o da battaglia?

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Difficile portare avanti battaglie per la tutela dei nostri beni storici, per la loro conservazione, per il rispetto delle architetture che hanno reso belle le nostre città, i nostri borghi. Difficile difendere un prato, un bosco, una spiaggia, un’aiuola spelacchiata quando la popolazione è concentrata sulla mancanza di un posto di lavoro, sull’impossibilità di pagare il mutuo a fine mese o più semplicemente e fortunatamente sull’ultimo modello di cellulare o suv.

Però, quando il gioco si fa duro, diceva il poeta, i duri cominciano a giocare.

Italia Nostra a Genova e in Liguria da anni conduce battaglie difficili. A volte popolari, a volte assai meno. Sempre con coraggio e passione.

Per questo, a noi che con loro abbiamo condiviso qualche gioia e molte arrabbiature, fa male leggere che la sede genovese, come ha raccontato Franco Monteverde su Repubblica, è stata commissariata. Oggetto della clamorosa decisione dei vertici nazionale il tentennamento rispetto a un’ennesima azione giudiziaria al Tar per fermare il progetto del nuovo ospedale Galliera.

L’ultima presidente locale era titubante (chiedeva ai cittadini del comitato di Carignano una sorta di copertura economica in caso di sconfitta e condanna al pagamento di spese) altri soci volevano andare avanti in una battaglia che dopo la difesa del Parco dell’Acquasola è stata quella su cui l’associazione si è impegnata maggiormente.

Legittime le preoccupazioni della ex presidente l’architetto De Maestri però in questi tempi in cui Italia Nostra è ancora più sola nelle sue battaglie c’è una sola strada affinché non si trasformi in un club per ricchi e colti genovesi che discutono di arte attorno a tè e madeleine: l’impegno. Anche quello nei tribunali, anche quello nelle strade a protestare. Noi, per quel poco che potremo fare, saremo con loro.

E voi?

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