E’ GIUSTO CHE I CITTADINI TOLGANO LE ERBACCE PER STRADA?

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Quante domande possono nascere da un ciuffo d’erba. Anzi, di erbacce. Addirittura sul significato di essere cittadini. Sul nostro ruolo nella società.

Cammini per le strade di Genova ad agosto e ti accorgi che nella nostra città crescono ovunque erbacce. Semplicemente non vengono più tolte. E, ancora più grave, noi non ci facciamo più caso. Ci siamo abituati a un certo decadimento dei nostri spazi pubblici.

Finché un giorno te ne accorgi. Erbacce ai lati della strada, sui marciapiedi, alle fermate degli autobus.

Allora si comincia a parlarne. E ci si divide.

Già, perché qualcuno preso da un impeto di civismo propone: “Togliamole noi, in fondo non ci costa quasi niente”.

Ma è giusto così? C’è chi obietta: “No, non è giusto. Non spetta a noi. Se i cittadini cominciano a fare i lavori che toccano ai soggetti pubblici, poi alla fine il Comune rinuncerà: si comincia con la pulizia delle strade, poi toccherà alle scuole, ai trasporti”.

Risposta: “Siamo in un momento di difficoltà, mancano i soldi, mancano le energie. Ogni cittadino deve dare un segnale di impegno collettivo”.

Replica: “No, proprio nei momenti di difficoltà ognuno deve fare la sua parte. Noi cittadini cominciamo a fare meglio la nostra (rispettare le regole, pagare le tasse, ecc). Il Comune faccia la sua (fornire i servizi essenziali per la nostra vita, dalla pulizia delle strade ai trasporti, passando per le scuole). Sennò si confondono i ruoli e nessuno fa più quello che gli spetta. Insomma, si diffonde un clima di approssimazione. Il volontarismo si sostituisce ai doveri. Quello che sembra uno slancio finisce per essere il primo segnale di una rinuncia”.

Alla fine ognuno resta con le proprie idee. Ma almeno si è parlato. Ci si è posta qualche domanda. Grazie alle erbacce.

E voi da che parte state?

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