Il bello di vivere in una democrazia, di avere una casa con il mutuo pagato o quasi, uno stipendio che garantisce pranzo, cena, una vacanza e qualche piccolo lusso, è che puoi anche appassionarti a belinate tipo  far dichiarare patrimonio dell’umanità il pesto, la pizza, lo squaccherone, la cassola, gli arancini, la prescinseua.

Un tempo l’Unesco era una cosa seria. Oggi se ti ci metti d’impegno il marchio te lo danno anche per il tinello di casa o per l’orto dove coltivi il cavolo nero. Lo danno a punti con i biscotti Barilla o se hai un Primavera 125 del 1972.

Basta che ci sia una forte attività lobbistica, che ci siano grandi interessi (vedi le colline del Barolo dove hanno dato il riconoscimento nonostante un albergo di vetrocemento che più che ad Alba fa pensare a Blade Runner) e che ci sia qualcuno di sorridente a sorreggere un vasetto.

In questo caso il compagno Gianni Morandi da Bologna (dove notoriamente il pesto lo mettono dovunque, anche nei tortellini o spalmato sul culatello) primo testimonial a firmare la petizione che la Regione Liguria porterà all’Unesco. Roba che fa la storia. Un po’ come la marcia su Washington di Martin Luther King.

La verità è che a Toti non frega niente del curriculum dei suoi testimonial. Pertini si accompagna alla perfezione con le ruspe di Salvini, il pesto si sposa magnificamente con il rictus dell’eterno ragazzo.

Gianni, la prossima volta te lo diciamo noi dove ti deve mandare la mamma….

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