GENOVA E LE CASE EDITRICI, il seme della cultura da don Balletto a Sanguineti

0
570

Non è una frase fatta, è piuttosto una scommessa, un programma politico, un’idea di città, un modo di convivere. L’unico. Fare cultura. Cioè veicolare saperi, informazioni, esperienze, cercare nuove verità, con la consapevolezza che le parole sono armi da usare con cautela, il nostro passaporto per stare con gli altri e andare ovunque. Dal loro uso, ora sempre più moltiplicato attraverso la tecnologia, dipende il nostro modo di stare al mondo.

Ripartire dalla cultura vuol dire creare le condizioni per contrastare i pregiudizi, e quindi l’odio, la disgregazione sociale, la violenza. Perché questo pistolotto? Perché penso a genova, la nostra città, perché spero che la nuova giunta, proprio grazie all’antidoto della cultura, possa evitare derive razziste e violente che purtroppo nella Lega e nel partito della Meloni ci sono. Bisogna fare di tutto per scongiurarle.

Forse avere in mente altri modelli e quanto è stato fatto nel passato potrebbe essere utile. Mi riferisco a Genova quando era la città con più giornali in Italia, e sto parlando degli anni settanta non di un secolo fa, o quando negli anni Ottanta c’era un fiorire di iniziative editoriali, come quelle della Marietti di don Balletto o di Costa e Nolan, promossa da Sanguineti e altri intellettuali. Fiorivano anche riviste letterarie e politiche che rivelavano un fermento culturale che stava sotto e a fianco della rappresentanza politica offrendo uno stimolo e una critica.

Si sente la mancanza a genova di realtà di questo tipo. Si sente a genova la mancanza di un intellettuale come don Balletto, cattolico e così aperto ad altre confessioni e soprattutto alla teologia islamica. Fu il primo a gettare un ponte vero con quel mondo e ad avviare un dialogo proficuo che ebbe poi una declinazione anche sul territorio, essendo don Balletto molto impegnato nell’accoglienza dei primi emigranti.

Ecco, quel segno culturale e politico di apertura deve rimanere un monito per tutti, per non disperdere il seme di pace così importante e così forte che ci è stato lasciato in dono.

Lorenzo Fazio

Rispondi