A GENOVA I GAY SONO DI NUOVO BULICCI?

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BUCCI DIXIT

“Il Comune di Genova in futuro non darà più il patrocinio al Gay Pride, non bisogna spingersi sulle condivisioni troppo estreme. Lo daremo alle manifestazioni d’interesse per tutti i 585 mila genovesi, non per gli interessi di un’unica parte”.

Partiamo da un dato di fatto: Bucci non darà il patrocinio al Gay Pride. Respingiamo, perché sarebbe troppo avvilente, l’ipotesi che Bucci non voglia darlo perché ostaggio della destra che lo sostiene. E una certa destra non ha mai avuto troppa simpatia per i bulicci.

No, impossibile che dopo le esternazioni surreali dell’assessore Garassino sui migranti ora tocchi anche ai gay finire nel tritacarne delle nuova destra.

Allora i problemi delle dichiarazioni di Bucci sono altri: il senso delle parole e la logica.

  1. Bucci parla di “interessi” di una parte. Ma, caro Sindaco, qui sono in discussione i diritti. Gli “interessi” sono altra cosa. Forse il manager Bucci è abituato per la sua passata esperienza a utilizzare soprattutto l’espressione “interessi”, ma sarebbe utile consultare il vocabolario.
  2. Bucci parla di “parte”, di nuovo forse una parola scelta con molta, troppa fretta. Qui si discute di “persone”, di “cittadini”. E’ un’altra cosa, non ci sono sempre parti, amici o nemici, caro Sindaco.
  3. Ancora più sorprendente, da un punto di vista della logica e magari del senso della democrazia, la seconda affermazione: “Daremo patrocinio alle manifestazioni di interesse per tutti i 585mila genovesi”. Scusi, caro Bucci, ma allora niente patrocinio alle manifestazioni cattoliche perché non tutti siamo cattolici? Nessun patrocinio quando si difendono i diritti delle donne, perché quasi la metà dei genovesi sono uomini? E gli ebrei, i profughi istriani, i curdi… niente perché sono minoranze?
  4. C’è un altro punto: una città degna di questo nome non dà voce soltanto ai diritti di tutti. Ma anche, e soprattutto, a quelli dei pochi che sono stati per secoli discriminati e sono senza voce. Giusto?

 

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