La campagna elettorale per le amministrative non suscita troppe emozioni, appare blanda, sbiadita, senza troppe idee. Il dibattito sulla città e il suo sviluppo, é spesso infarcito di frasi stereotipate e vecchie idee; sedicenti intellettuali, spesso un po’ in su con l’età, offrono ai giornali letture e interpretazioni della città datate, luoghi comuni talvolta anacronistici da cui derivano “ricette” senza appeal. Credo non ci si possa più basare su riflessioni del tipo: “le derive antidemocratiche e poco solidaristiche, di crisi e declino civile delle periferie genovesi” e viene da chiedersi: ma perché antidemocratiche? Perché non votano più a sinistra? Eppure salvo un naturale ricambio demografico sono le stesse persone di 10-15 anni fa, prima erano solidali, civili, virtuose e ora non lo sono più?
E’ solo un esempio ma se ne potrebbero fare molti altri, le frasi che circolano appaiono vuote e prive di significato reale. Anche questi aspetti dicono molto di una città ripiegata su se stessa, perfino poco studiata nei cambiamenti economico-sociali, dove le classi intellettuali, spesso molto vicine (o parte) dei gruppi di potere dominanti non riescono più a fornire stimoli adeguati. Forse Genova è una grande malata che non riesce a trovare una classe dirigente all’altezza delle sfide che la attendono, ma per un malato ci vogliono prima di tutto diagnosi accurate e medici competenti, preparati e al passo con i tempi.
Leggendo il dibattito politico sulla città si ha invece spesso la sensazione di trovarsi di fronte a pseudo specialisti che tendono a tenere tutti tranquilli cercando di non far vedere a nessuno quanto il malato sia grave, offrendo medicine che sono degli effetto placebo e cure che mirano solo ad alleviare i sintomi (spesso senza riuscirvi) più che a sradicare la malattia e sue cause. I sedicenti intellettuali criticano i non allineati al sistema di potere accusandoli di essere degli ipocondriaci, non rendendosi conto che loro stessi sono le cause di molti malanni e molte sofferenze essendo parte integrante di un sistema di potere autoreferenziale che ormai ha solo un’arma ancora abbastanza affilata: il radicamento, non ha più idee innovative e ha dimostrato scarsa capacità di ricambio.
Se per guarire un malato occorre una buona diagnosi, veniamo ad alcune riflessioni, certamente non esaustive che mettano in evidenza alcune questioni senza tabù:
1) Il clientelismo: la storia dell’area di centrosinistra genovese è anche la storia di un apparato che negli anni è diventato sempre più sistema clientelare capillare e diffuso;
2) L’inefficacia di decisioni, scelte e azioni di politiche pubbliche. In questi ultimi anni abbiamo dovuto constatare un rallentamento dell’azione amministrativa e della capacità istituzionale;
3) Carenza di Vision: le città devono avere chiare (e riconoscibili) strategie (anche europee e internazionali) di promozione e sviluppo;
Aggiungiamo a questi aspetti un ricambio della classe dirigente che spesso è risultato non all’altezza delle sfide che oggi Genova deve affrontare e notiamo come, ovviamente, tutti i punti menzionati sono strettamente correlati e interagenti fra di loro. Il clientelismo porta a soffocare opportunità di sviluppo e a rendere meno efficaci le scelte, porta a rendere meno efficienti strutture pubbliche, partecipate, aziende di servizi e così via. Nemmeno l’opposizione in questi anni forse ha capito la gravità del problema e la campagna elettorale va avanti fra un centro-sinistra diviso e logorato da decenni di posizioni di potere e un centro-destra che sembra non decollare sul piano dei contenuti.

*Docente universitario

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