GENOVA, ASCOLTAMI TU

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A volte non ci sono parole. Le cose stanno così. Non devi cercare spiegazioni, non c’è da capire. E’ inutile chiedere consigli, consolazioni, amichevoli bugie. Magari è soltanto il tempo che ti senti battere dentro, tum, tum, tum. O la luce di una finestra che si spegne proprio mentre tu la cercavi.

Eppure qui ti senti più sicuro, perfino diresti che tra queste case non potresti morire.

Ti metti a un angolo della piazza e guardi. Ti basta questo, osservare. Ti basta sapere che le strade sono proprio dove le hai lasciate prima dell’estate. Che resteranno anche se tu non ci sarai a sorvegliarle.

Allora ti senti sollevato, non importa se questa leggerezza somiglia tanto all’assenza. A un congedo.

Guardi finché una stanchezza quasi dolce ti prende gli occhi, i pensieri. E poi, quando è proprio deserto, cominci a camminare per via Canneto. Non speri di incontrare nessuno, non c’è anima viva che ti veda. Che possa sentire le tue parole… intanto cosa c’è da dire? Eppure lo sai, non sei solo ad ascoltare il rumore dei tuoi passi.

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