IL FASCISMO E’ GIA’ QUI e non ce ne siamo accorti

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“Che cos’è il fascismo?”.

La domanda di tuo figlio ti coglie impreparato dopo che con piglio solenne hai arringato la famiglia sul rischio del ritorno di antichi fantasmi.
Già, cos’è? Ti accorgi che dentro di te da anni ripeti quella parola e alla fine ha quasi perso significato. Il fascismo è il fascismo.
Troppo facile. Allora provi con Benito Mussolini, ricordi le leggi razziali, i rastrellamenti degli ebrei (non furono soltanto i tedeschi, c’eravamo anche noi!), la risiera di san Sabba a Trieste. Ricordi i massacri compiuti in Africa quando sognavamo l’impero. Basta? No, ci fu anche Giacomo Matteotti: quante sere, a Roma, tornando a casa dal lavoro sei passato sul ponte e hai provato a immaginare l’orrore di quell’uomo quando vide i fascisti che gli andavano incontro, lo prendevano, lo portavano via. Sì, e anche Stazzema. O magari i massacri di partigiani, proprio a pochi passi da casa nostra. Potresti portarceli i bambini sull’Appennino, nel silenzio dei castagneti puoi ancora immaginare gli spari. Il rumore dei corpi che cadono a terra.
Sì, il fascismo è Mussolini che faceva arrivare in orario i treni (ma allora poteva fare il capostazione, come diceva Massimo Troisi), ma era un dittatore sanguinario.
Ma chissà se è davvero il fantasma di Mussolini che dobbiamo temere oggi.
E chissà se sono quei tizi nostalgici con le magliette nere attillate che lasciano intravvedere la pancetta. Il seno. Rasati o forse calvi.
No, c’è molto di più. Il fascismo oggi è altro. Provi a spiegarlo, a te stesso prima di tutto. Questa ideologia – proprio quando dicono che le ideologie sono morte – che si dice invincibile, ma mette le sue radici nell’insicurezza, la debolezza, la paura. E mentre lo dici senti l’eco di discorsi vicini. Vicinissimi.
Il fascismo che sventola la forza, ma sa usare soltanto la violenza. Pure questo ti suona familiare.
Il fascismo, ideologia strabica che promette di riscattare gli ultimi, ma difende i privilegi dei primi. Sì, come vedi fare oggi.
Il fascismo nemico della libertà perché non saprebbe riempirla di idee. Che sfugge la speranza perché non se ne sente capace. Che richiama un’identità senza saperle dare un senso.
E a questo punto ti senti confuso: parli davvero di ieri?
Il fascismo che odia la diversità e impone un suo concetto di normalità. Esclusi ebrei, comunisti, socialisti, rom, omosessuali, matti, handicappati, neri, slavi. Ma allora chi resta, chi resterebbe anche tra quei ragazzi in maglietta nera che alzano il braccio teso?
Sì, puoi ricordare Mussolini e il suo alleato Hitler. Perché c’è bisogno di dare un volto, un nome. Ma il nemico oggi è molto più pericoloso perché è invisibile. Perché è qui. È già dentro di noi. Nei discorsi che sentiamo fare da consiglieri comunali, assessori, parlamentari.
Il pericolo non è tanto Benito. Non sono i suoi patetici emuli. Ma se si rompe l’argine poi sarà finita. Già senti la parola “razza” tornare nei discorsi dei politici. Senti l’odio. E l’ubriacatura di un popolo smarrito che si inebria all’idea di far di nuovo paura.
A parlare non sono soltanto quattro nostalgici, ma anche partiti che domani potrebbero governare l’Italia.
Eccolo, il fascismo, vorresti dire a tuo figlio. Magari ha cambiato nome e simbolo, ma per vederlo presto non dovremo forse più voltarci indietro.

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