ERZELLI, POLO MONDIALE DELL’UNCINETTO

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Presto ci diranno che a Genova sta per nascere l’accademia internazionale dell’uncinetto. Casalinghe e pensionate che arrivano da tutto il mondo per imparare il punto coccodrillo e il punto arcobaleno. Mentre nascono migliaia di posti di lavoro nell’indotto, per la produzione di aghi e gomitoli.

Ormai agli Erzelli ci vogliono schiaffare di tutto, pur di tenere in piedi un progetto – PRIVATO – che vacilla.

Esattamente il contrario di quello che una buona politica richiederebbe: INVECE DI CREARE UN PROGETTO INTORNO ALLE ESIGENZE DELLE CITTA’, STANNO CREANDO LE ESIGENZE INTORNO A UNA COLATA DI CEMENTO.

Chissà se qualcuno finalmente dirà a noi cittadini la vera ragione per cui gli Erzelli s’hanno da fare. Noi genovesi ne abbiamo il diritto. Anche perché su quella collina stanno planando centinaia di milioni di investimenti pubblici che potevano essere utilizzati altrimenti. Magari per realizzare metropolitane e tramvie al servizio della Val Bisagno o del Levante. Per dire.

Oppure per migliore davvero l’università o per fornire i quartieri di impianti sportivi degni di questo nome.

Purtroppo a Genova non è la prima volta che succede: era già capitato con la Fiumara. Doveva andarci l’università, che sarebbe stata utile per il Ponente, per l’ateneo e per le imprese che avrebbero così lavorato fianco a fianco. Ne è nato un enorme centro commerciale che ha desertificato il piccolo commercio e le strade di interi quartieri. Per la gioia dei soliti imprenditori.

Erzelli rischia di essere il bis, con l’aggravante di un colossale investimento pubblico. E non discutiamo nemmeno sulla validità dell’idea iniziale: una cittadella della scienza.

Renzo Piano aveva fatto un progetto interessante. Ma quando l’architetto genovese si è ritirato, è cominciata la fase buia.

Mettiamo in fila le poche certezze che abbiamo:

  • Erzelli s’ha da fare, ce lo hanno detto chiaramente i vertici della società realizzatrice, perché Carige deve rientrare dai 250 milioni di euro di finanziamenti. E qui verrebbe da chiedersi se un’intera città debba piegare il proprio futuro alle vicende di un’impresa e di una banca (amministrata, in passato, secondo le strategie emerse dalle inchieste)
  • Erzelli s’ha fare perché lo ha sempre voluto il Pd e in prima fila il presidente Giorgio Napolitano
  • Erzelli è stata un ottimo affare per Aldo Spinelli (che ha ceduto le aree con favolose plusvalenze) all’epoca vicino al centrosinistra burlandiano e oggi seduto alla tavola di Giovanni Toti e Marco Bucci.
  • Agli Erzelli andrà – a spese nostre – ingegneria, nonostante il progetto non sia stato concepito per questo. Nonostante siano previsti centinaia di milioni di investimenti aggiuntivi per realizzare aule degne di questo nome e per il trasloco. E nonostante che lo stesso preside di ingegneria, Aristide Massardo, abbia coraggiosamente detto in ogni occasione che non era convinto della soluzione. E sarà comunque interessante vedere come andrà a finire la partita degli immobili di pregio dismessi da ingegneria ad Albaro… teniamoli d’occhio.
  • Agli Erzelli finirà un ospedale. Nei giorni pari un assessore regionale dice che ci andrà il pronto soccorso, in quelli dispari un altro assessore smentisce. Poche idee e chiare. L’essenziale è che si faccia un polo sanitario. Anche se non si sa quale. Nonostante la struttura e la localizzazione non siano stati concepiti per questa destinazione. Arriveranno, c’è da giurarci, i soliti imprenditori sanitari privati di Lombardia e Piemonte.
  • Erzelli è mal collegata tanto che dovrà essere fornita di collegamenti a spese nostre (fioccano i progetti, dalla funivia alla funicolare, manca soltanto la seggiovia)
  • La superficie destinate alle case è aumentata. Insomma, più che un polo tecnologico arrivano case. Tanto per cambiare.

Una cosa finora è certa: difficile che arrivi il polo tecnologico come si deve. Rischia di essere un’accozzaglia di imprese, ospedali, supermercati e palestre. Di sicuro Erzelli sarà un monumento alla cattiva politica. Che invece di pianificare il futuro della città, è stata dietro a un progetto fatto dai privati. E ci sta mettendo una valanga di soldi. Nostri.

Un’altra occasione persa. Ma le occasioni – e i soldi – a un certo punto finisco.

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