ELEZIONI, IL TRIONFO DEL PARTITO DEL CEMENTO

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Dieci anni fa a Imperia c’erano il ministro Claudio Scajola e Luca Lanteri, suo delfino e assessore con delega chiave all’Urbanistica. Oggi al ballottaggio si confronteranno Scajola e Lanteri.

Dieci anni fa ad Alassio c’era Marco Melgrati, oggi Melgrati ha ancora conquistato più voti di tutti e rischia di essere ancora una volta sindaco.

Sono passati dieci anni da quando la Liguria era guidata dal Partito del Cemento. Quando il pm Anna Canepa disse: “La colata di cemento che, con la benedizione trasversale di tutte le forze politiche, sta per abbattersi sulla Liguria deve essere oggetto di grande preoccupazione, per non dire di allarme”.

Era in gioco il nostro ambiente che vuol dire qualità della vita, ma anche turismo (20% del Pil ligure) e occupazione, perché i turisti scappano da una regione coperta di cemento, da cittadine costiere che ricordano le periferie di Milano, come disse Maurizio Maggiani.

E c’era, disse Canepa, anche il rischio che in quel cemento affondasse le radici la ‘ndrangheta, perché non è un caso se Rosy Bindi ha definito Imperia la sesta provincia della Calabria.

In quegli anni la Liguria – secondo i dati dell’Istituto Centrale di Statistica – era al primo posto in Italia per consumo del territorio: -45,5% di superficie totale libera da costruzioni nei soli quindici anni dal 1990 al 2005. Poi arrivò il devastante piano porticcioli, tanto caro al centrosinistra di Claudio Burlando: in Liguria furono realizzati oltre diecimila nuovi posti barca, uno ogni 47 abitanti. Per non dire delle colate di cemento accanto ai moli.

Il nostro paesaggio, la nostra terra cambiarono. Non li riconoscevamo più.

La responsabilità di questa scelta era equamente divisa tra centrosinistra e centrodestra. Anzi, i due schieramenti in molti luoghi parevano di fatto ‘alleati’ nello spalancare le porte al cemento. Un caso simbolo potrebbe proprio essere quello di Luca Lanteri, prima scajoliano di ferro e assessore all’Urbanistica di Imperia negli anni d’oro del mattone. Poi passato a sostenere Raffaella Paita contro Giovanni Toti. E oggi, miracolosamente, sostenuto proprio da Toti, nonché da ambienti economici cittadini che puntano ancora sul cemento.

Non c’era più rosso o nero, in quella Liguria, ma il grigio del cemento pareva unire tutti.

Poi sembrò arrivare una primavera: nascevano comitati, i liguri decisero di dire ‘no’ alla svendita della propria terra. I responsabili politici di quelle scelte furono puniti alle elezioni: il centrosinistra quasi sparì – ha perso la Regione e oggi tutti i capoluoghi – ma anche i signori del centrodestra, come Scajola, Lanteri, Melgrati uscirono di scena.

Ma oggi, dopo appena dieci anni, rieccoci al punto di partenza. Forse ancora più indietro. A Imperia Scajola ha preso più voti di tutti. Ma in città c’è chi dice che in fondo i veri alfieri del cemento vadano oggi ricercati nella lista fortissimamente voluta da Giovanni Toti. Quella di Lanteri – non a caso, forse, soprannominata dagli avversari ‘betoniera’.

Ad Alassio, che in quegli anni vedeva decine di gru punteggiare le splendide alture, domina Melgrati. Sindaco e architetto autore di tanti progetti. Alfiere in passato di un turbo-sviluppo urbanistico. Quel Melgrati che, racconta lui, collezionò “29 avvisi di garanzia, molti per presunte violazioni di norme edilizie, ma sono sciocchezze. Ne sono uscito sempre assolto”. Buon per lui.

Ma qui non parliamo di responsabilità giudiziarie. Ci sono anche le responsabilità politiche. E basta vedere come sono ridotte Imperia – con gli orrendi scheletri di cemento sul lungomare e i chilometri di moli semivuoti davanti alla città storica – e Alassio per capire cosa intendiamo dire.

Colpa dei partiti, degli amministratori. Troppo facile dirlo. I liguri domenica hanno deciso – a ragion veduta – di rivotare la stessa gente. Bè, allora la responsabilità non è soltanto di ex-ministri, sindaci e segretari di partito. No, è anche degli elettori. Se è questa la Liguria che ci va bene…. allora teniamocela. Un giorno, però, dovremo spiegarlo ai nostri figli: abbiamo ricevuto in eredità dai nostri antenati una terra stupenda, e lasceremo a chi verrà dopo di noi una regione grigia di cemento, con paesi senza fisionomia e senz’anima.

Noi saremo ricordati come la generazione del cemento. 

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