DIRE “NO” ALLE CIOFECHE non vuol dire essere contrari a tutto

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“VOI SAPETE DIRE SOLTANTO NO!”.

Quante volte ce lo sentiamo dire quando scriviamo articoli contro colate di cemento inutili (tipo il Crescent che ha devastato il cuore di Savona). Contro palazzi che restano vuoti, mentre di pieno ci sono soltanto le tasche di costruttori e architetti.

Tutti a voler costruire, perfino tante parrocchie che barattano i vecchi campetti di calcio per autosilos (dalla cura delle anime a quella delle auto?).

Come si fa a costruire ancora in una Liguria che ha il primato italiano del territorio cementificato a meno di 150 metri dai corpi idrici (il 19 per cento)?. E poi ci chiediamo perché abbiamo anche il primato delle alluvioni…

Voi sapete dire soltanto no!

E’ falso! Si possono realizzare nuovi progetti con amore, attenzione e rispetto per il territorio. Si può – soprattutto nella nostra Liguria, già iper-cementificata dalle giunte di centrosinistra e centrodestra – recuperare realizzando edifici che riportino la vita nei quartieri. Diventino occasioni di aggregazione. E richiamo per milioni di turisti.

Insomma, occasione di ricchezza e lavoro.

I casi dei musei Guggenheim di Bilbao (progettato da Frank Gehry) o Astrup in Norvegia (Renzo Piano) insegnano.

Poi ecco che una sera sfogliando il sito online di architettura www.archdaily.com troviamo le immagini del nuovo museo d’arte contemporanea di Città del Capo. Ricavato da un vecchio silos dismesso nel 1990 (http://www.archdaily.com/879763/zeitz-museum-of-contemporary-art-africa-heatherwick-studio/59bc1871b22e38139f000155-zeitz-museum-of-contemporary-art-africa-heatherwick-studio-photo).

Può piacere come no, questioni di gusti. A noi sembra stupendo, con la gente che popola gli spazi dove una volta arrivavano le merci. In un edificio pieno di luci e di ombre tagliate dal cemento. Con quelle proiezioni vertiginose che ricordano quasi Gaudì.

Perché in Liguria non si può fare?

Perché dobbiamo veder nascere progetti come il Crescent di Savona o il Waterfront di La Spezia (che dio ci protegga!) che invece di recuperare riversano sui nostri delicatissimi centri storici milioni di metri cubi di cemento?

Colpa degli amministratori. Della politica. Di costruttori e architetti con poche ambizioni. Ma noi cittadini e le nostre università, i professori e gli studenti non possiamo tacere.

Sarebbe bello, anzi, che qualcuno ci mandasse i suoi progetti… di spazi da recuperare – senza fare i soliti centri commerciali o le immancabili case – ne abbiamo tanti.

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