Candidati indagati. Talvolta imputati.

Altri che sembrano mollare a metà percorso le cariche pubbliche che ricoprivano. Quasi fossero un tram dal quale scendere quando conviene.

Altri ancora che rappresentano il potere che ha governato la Liguria per anni e l’ha portata sul baratro.

Le liste definitive non sono ancora note, ma i nomi dei ‘papabili’ dicono già molto di quello che ci aspetta.

Alle prossime politiche indagati e imputati dovrebbero essere almeno 4. A cominciare da Edoardo Rixi, già vice di Matteo Salvini nella Lega. Oggi è assessore e braccio destro di Giovanni Toti in Regione. Se sarà eletto, Rixi probabilmente mollerà l’assessorato a metà mandato. Via, verso la gloria romana.
Nonostante sia imputato di peculato nel processo per le spese pazze in Liguria (nella passata consiliatura, guidata dal Pd). Il pm Francesco Pinto gli ha contestato spese sostenute in Costa Azzurra e in Valle d’Aosta. Un compagno di partito di Rixi ha patteggiato nel frattempo due anni. Ma Rixi ostenta sempre tranquillità: “Ho chiarito tutto, continuo a lavorare”. Vedremo, intanto la Lega candida Rixi al Parlamento.
Ecco poi Francesco Bruzzone, presidente del consiglio regionale. Lui pure leghista e imputato per le spese pazze. Proprio nei giorni scorsi è riuscito a spuntare un rinvio del processo per affrontare la campagna elettorale (il pm era contrario): prossima udienza il 5 marzo, a urne chiuse.
Se vincesse, anche Bruzzone mollerebbe a metà il suo lavoro di consigliere.
È ancora indagato per spese pazze anche Sandro Biasotti, ex governatore e senatore uscente di Forza Italia: “Spero di non essere rinviato a giudizio, la mia vicenda è particolare”, commenta. Glielo auguriamo, ma intanto lui si candida al Parlamento.
E poi c’è Marco Melgrati, pirotecnico ex sindaco di Alassio. Quello che si presentò in tribunale con la bandana in stile Berlusconi. “Ho avuto 29 processi e 29 assoluzioni”, racconta Melgrati, “Mi sono rimasti in piedi solo un paio di processi per concorso in abusi edilizi perché sono architetto, ma è tutto sanato e sarò assolto. E poi c’è la roba delle spese pazze. Ma ho chiarito, quelle spese erano state autorizzate. E io neanche ne ero a conoscenza”, giura Melgrati che potrebbe correre per Noi per l’Italia, la quarta gamba del centrodestra: “Ho chiesto un parere a Toti e il permesso a Silvio Berlusconi”, racconta l’interessato.
Ma non ci sono soltanto indagati e imputati. Ecco Marco Scajola, assessore all’Urbanistica con Toti e anche lui probabile candidato. Non è indagato, ok, ma è il padre di un piano casa perfino più devastante di quello dei suoi predecessori del centrosinistra. E mollerebbe anche lui il suo lavoro a metà.
E’ il ritorno degli Scajola: Marco in Parlamento, lo zio Claudio che si prepara ad annunciare la sua corsa come sindaco di Imperia (vedi il Fatto Quotidiano di mercoledì 24 gennaio). Proprio quella dinastia che ha dominato la Liguria per anni, dal Comune di Imperia, al Governo, passando per la banca Carige. Erano ovunque. Ci saranno ancora, se i liguri continueranno a votarli.
Ma una bella fetta della giunta Toti viene data in partenza. C’è anche Ilaria Cavo, assessore alla Cultura. Possibile che anche lei decida di lasciare a metà il proprio lavoro di assessore per seguire la gloria a Roma? Non sarebbe un buon esempio.
Nessuno, però, dall’opposizione dice nulla… bisogna essere senza peccato per scagliare la pietra. E anche nel centrosinistra c’è chi si preparerebbe a mollare gli impegni presi. Si parla di Raffaella Paita. Sarebbe davvero singolare: Paita simbolo del centrosinistra burlandiano che ha perso la Liguria, Savona, Genova e La Spezia. Eppure premiata.
Ma tutto è possibile in un Pd che si sgretola e pare impegnato soprattutto a garantire la sopravvivenza dei suoi vertici. Le poltrone sicure andranno a Roberta Pinotti – sulla cresta dell’onda da lustri e già arrivata terza su quattro candidati alle primarie per il sindaco di Genova del 2012 – e poi Andrea Orlando.
E poi ecco Franco Vazio, il parlamentare che ha difeso a spada tratta Maria Elena Boschi alla Commissione banche. Se volete approfondire il suo curriculum leggete qui (http://www.liguritutti.it/rappresentera-la-liguria-parlamento-la-galleria-dei-papabili-franco-vazio/).
Da Savona ecco arrivare il nome di Cristina Battaglia. E’ stata la candidata (sonoramente sconfitta) del Pd nella corsa a sindaco di Savona. Era gradita a Claudio Burlando. E ora eccola premiata. Amen se dovrà mollare l’impegno in Comune a Savona a metà della corsa.
Tra i nomi indicati dal partito ecco anche il consigliere regionale Luigi De Vincenzi e una sfilza di consiglieri provinciali (scopriamo così che la provincia di Savona esiste ancora).
Signori si cambia carrozza. Passa il treno per Roma. A bordo, tra l’altro, lo stipendio è decisamente migliore.
Niente di illecito, ma una visione delle cariche pubbliche forse non condivisibile.
E c’è poi chi, a fine mandato, teme di rimanere a spasso. Oddiomamma, tocca lavorare.
Non solo: scorri i nomi e trovi tanti che erano burlandiani e scajoliani e oggi sono renziani o totiani. Bandiere diverse, stesse facce. Stessa Liguria.
E se proprio vogliamo informarci, andiamo a vedere che cosa dicevano – o non dicevano – queste persone quando in Liguria centrosinistra e centrodestra occupavano ogni poltrona (banche, asl, università, teatri, enti pubblici). Quando quasi metà del consiglio regionale, nella passata consiliatura, era indagato per le spese pazze. Quando assessori e consiglieri finivano in manette. Quando si cementificava ogni centimetro libero di costa. Quando a Savona la centrale a carbone sputava fumi. Quando in passato la banca Carige divorava i risparmi il denaro dei liguri ed erogava centinaia di milioni di finanziamenti a destra e a manca. Quando la ‘ndrangheta si infiltrava nelle imprese e nei comuni.
Informiamoci. Non lasciamo che siano gli altri a scegliere per noi. Poi decidiamo se questo voto sarà una croce sulla scheda o sulla Liguria.

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