A COSA SERVE UN GLICINE?

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Cosi sono tornati i glicini. Senza saperlo li aspettavi. Attendevi quel profumo morbido come i piccoli petali. Riempie il respiro, alla fine quasi ti stordisce.

Avevi bisogno del glicine. È una di quelle presenze che senti vicine, gli dai del tu nei tuoi dialoghi interiori da legge Basaglia. Tu glicine, come tu rondine, tu pesco in questi giorni (e poi si dà del lei alle persone…).
Ne avevi bisogno e non ti sei mai chiesto perché. Già, A CHE COSA SERVE UN GLICINE?, visto che l’utilità è misura di tutto. E dell’utilità il suo valore. I soldi, infine.
Il glicine no, non vale, e però ne hai bisogno. Troppo facile dire che è per via del colore, che ti attira perché non riesci a definirlo… azzurro, viola, tutti e due insieme talvolta, a seconda dell’ora, della luce.
Troppo semplice. Il glicine, forse per questo è prezioso, ha dentro di sé un mistero: quel suo celeste, che poi è violetto è l’unico colore che resiste al buio. Fateci caso, camminate di notte per una strada secondaria, di quelle che con la notte sono soltanto giallo di lampioni e nero.di portoni, ma lui, il glicine, è sempre viola. Nemmeno la notte lo spegne.
E neppure la pioggia – altro mistero – ci riesce. Anzi, l’acqua l’esalta. Accende i petali del glicine come faville di un fuoco freddo.
Sarà per questo. O per quei suoi petali che si disperdono con il vento, che finiscono schiacciati sui marciapiedi, ammucchiati nei tombini. Ma sempre conservano il loro colore. Fosse concessa a noi la stessa sorte. Saper conservare sempre il nostro colore.
O sarà infine per quel loro crescere in posti senza pregio. Appesi alla rete di un giardino abbandonato, intorno a un palo della luce, su un pergolato sbilenco. Dove non è più città e non ancora campagna.
Anno dopo anno diventano grandi. Quasi alberi.
E sarà infine che li cerchi per quel loro tronco contorto intrecciato. Che non capisci più se sono due abbracciati o uno solitario stretto a sé. Proprio come noi. Il glicine.

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