C’E’ SEMPRE BISOGNO DI SATIRA (anche su Facebook)

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A 51 anni suonati, di cui 27 al Secolo XIX e 15 in prima pagina, ho deciso di vincere la mia ritrosia per i social e aprire una pagina “ufficiale” su Facebook (https://www.facebook.com/rollipage/). Come mai? Mah, un po’ per riflesso imitativo, tutti i miei colleghi più blasonati ce l’hanno e se ce l’hanno loro che sono famosi, chi sono io per tenere il “presumino”? Poi perché mi piaceva l’idea di diffondere le vignette che non escono sul quotidiano. Ogni sera la direzione sceglie tra una mezza dozzina di schizzi, a volte molti di più, quelli scartati finiscono nel cestino e magari non sono poi così male. La pagina mi dà l’opportunità di farli vedere assieme alle vignette pubblicate sul quotidiano. Infine: vivo nel e del mondo dell’informazione e della comunicazione, piaccia o no questa oggi passa anche sui social e mi sono adeguato.

La pagina l’ho aperta venerdì, oggi sono a 300 mi piace e 2.000 persone e rotti raggiunte. Bestia come sono, non capisco nemmeno se sia bene o male come esordio. Penso che per lo più si tratti di amici, colleghi, ex compagni di scuola… Ma non importa, è un esperimento. Se funzionerà, andrò avanti, sennò pace.

Credo che di satira ci sia sempre un gran bisogno. E non tanto e non solo per soddisfare il bisogno di smitizzare il potere con un sorriso, che è la cosa più lontana dal potere, quanto e soprattutto perché la satira è un ottimo indicatore della salute che godono la libertà di espressione e di critica in un Paese. Nel nostro non stanno malissimo, ma nemmeno troppo bene. Mi pare che il combinato disposto (non vedevo l’ora di usare questa espressione) di precarizzazione della professione giornalistica e uso minatorio della querela per diffamazione costituisca un potente vulnus al diritto-dovere di informare. Fatto salvo il diritto di ognuno di tutelare la propria onorabilità, l’abuso della causa civile nei confronti di giornalisti intermittenti che spesso non possono permettersi di sostenere spese legali costituisce di fatto una diffusa forma di censura. E noi stiamo ancora qui a discutere quale modica dose di bavaglio sia lecito impartire alla stampa.

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