CARO CONTE, ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO genova presa in giro?

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“Altrimenti?”.

“Altrimenti ci arrabbiamo”.

Alla fine bisogna citare Bud Spencer e Terence Hill.

Mai visto un Governo altrettanto indeciso (incapace?) nell’affrontare un’emergenza come quella di Genova. Eppure tanto prodigo di chiacchiere e promesse elettorali.

Quarantacinque giorni dopo il crollo del ponte Morandi abbiamo assistito a questo:

  1. una valanga di dichiarazioni a favore di telecamere
  2. il ministro Luigi Di Maio che sparava a zero su Autostrade ai funerali delle vittime
  3. il ministro Matteo Salvini che si faceva i selfie a pochi metri dalle bare e ai parenti che piangevano
  4. rappresentanti del governo che promettevano l’avvio della demolizione per inizio settembre
  5. il premier Giuseppe Conte che sventolava un decreto – poi rivelatosi poco più che un foglio di carta – e faceva un comizietto elettorale alle commemorazioni delle vittime
  6. il ministro Danilo Toninelli che si presentava agli sfollati e annunciava di avere in mano il decreto
  7. il decreto che appariva e spariva per giorni
  8. il decreto che, finalmente, dopo più di quaranta giorni arrivava. Ma appariva subito inadeguato, con una parte delle somme annunciate – vedi quelle per il porto – che erano state tagliate. 
  9. la farsa del commissario che dopo 50 giorni ancora non c’è.
  10. l’inguardabile lotta per la poltrona tra M5S, Lega ed enti locali. Giovanni Toti silurato perché aveva preso parte alla presentazione del progetto di Renzo Piano con i vertici di Autostrade. Poi l’annuncio del nome di Gemme. Poi la marcia indietro. Quindi ancora la marcia avanti. Mentre comparivano nomi su cui i partiti si scannavano. Possibile che in una città di 600mila abitanti non si riesca a trovare nessuno in quasi due mesi?
  11. Intanto la battaglia per togliere la concessione ad Autostrade – condivisibile, per carità – pareva condotta soprattutto per conquistare consenso. Sulla pelle di Genova. E portava a un risultato surreale: la società che doveva ricostruire il ponte a spese sue non lo farà. Lo rifaremo a spese nostre. Bravi, bene, bis.
  12. Nessuno sa chi demolirà il ponte, né quando o come.
  13. Nessuno ha idea di chi e come ricostruirà il nuovo ponte.
  14. Nessuno sa quale progetto sarà scelto, né come. Ci sarà un concorso, un’estrazione a sorte, una tombola?
  15. Il ministro Toninelli sosteneva progetti “geniali” che proponevano di fare bungee jumping da un ponte dove sono precipitate 43 persone.

Qualcuno sperava che il crollo del ponte fosse almeno l’occasione per disegnare un futuro diverso per Genova. Per rilanciarla. Per indicare una nuova vocazione per la città. Questo Governo non è in grado.

E se Genova si arrabbia?

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