Caccia al cinghiale: UOMINI MORTI PER UN PIATTO DI TAGLIATELLE

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RIPUBBLICHIAMO UN POST DELL’OTTOBRE 2017

Poche righe. Un articoletto confinato nelle pagine interne dei giornali. Così in Liguria un altro povero cristo è stato ucciso da un cacciatore. Voleva colpire un cinghiale e ha ammazzato un uomo. Succede a Bardineto.

Qui non vogliamo crocifiggere la persona che ha sparato e già ha la vita devastata. Nemmeno vogliamo tornare sull’annosa questione se sia giusto ammazzare gli animali per distrarsi la domenica.

C’è un altro punto: non è possibile rischiare la vita per andare a camminare nei nostri boschi. L’abbiamo vissuto tutti: a ottobre e nei periodi di caccia al cinghiale i cacciatori sono padroni dei boschi. Ti senti i colpi vicini, sempre più vicini. I proiettili ti passano a pochi metri.

Mentre tu cammini, magari con i bambini, ti trovi circondato da gente con fucili di precisione che stenderebbero un cavallo.

Rischi la vita perché qualcuno possa togliersi lo sfizio di ammazzare un cinghiale e farsi il sugo per le tagliatelle. Perché possa mettersi un trofeo in salotto.

Non importa che in un anno ci siano stati 16 morti e 64 feriti per la caccia (e che in otto anni siano stati uccisi 11 minori). Non importa nemmeno che l’ottanta per cento degli italiani ne abbiano le tasche piene delle doppiette. Nessuno apre bocca perché la lobby dei cacciatori porta voti.

Vi sembra giusto?

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