Bizzarri e l’orgoglio dell’ignoranza

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Avreste fiducia di un dentista che confessasse candidamente di non distinguere un molare da un incisivo? Comprereste un’auto da un venditore che confessasse di non avere la patente? Acquistereste del pane da un panettiere che pubblicamente annunciasse di non conoscere lo strutto?

E allora perché avere fiducia nel presidente di una fondazione culturale che ammette di non conoscere uno dei principali artisti della sua città, ma anche di avere idee assai poco chiare in diversi campi dei quali sua fondazione dovrà occuparsi. Luca Bizzarri presidente di Fondazione Ducale sdogana l’ignoranza.
Un tempo l’ignoranza veniva nascosta, celata, esisteva un pudore, se non una vera e propria vergogna delle proprie carenze culturali. Calciatori e ciclisti si limitavano a poche parole nelle interviste (“sono contento di essere arrivato uno”) e non sbrodolavano fiumi di parole senza senso, inconcludenti o fitte di strafalcioni grammaticali. Oggi invece l’ignoranza è un vanto, un valore aggiunto, quasi uno status symbol.

Incapace di confidare solo a se stesso le sue non oceaniche conoscenze in ambito culturale e artistico, le trasforma invece in un vanto, in una bandiera da sventolare insieme, per farci sentire più vicini a lui, che comunque è un uomo di successo televisivo e quindi va ammirato anche in quelli che sono i suoi buchi neri. Il genovese medio (ma rispetto a chi va presa la misura?) può anche non sapere chi sia Rubaldo Merello, ma vorrebbe che l’uomo deputato a organizzare eventi culturali invece lo sapesse. Altrimenti, stessa tolleranza andrebbe praticata anche nei confronti dell’assessore al bilancio digiuno di qualsiasi nozione di ragioneria. Non si capisce perché la cultura debba essere priva di competenze e professionalità che si richiedono invece ad altri campi della vita sociale. Forse perché è semplicemente considerata un passatempo. Come per qualcuno fare il presidente del Ducale. Come per qualcuno nominare presidenti di istituzioni culturali.

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