BIZZARRI, LA CULTURA COME COLPA

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Non ce l’abbiamo con Luca Bizzarri. Ci ha fatto anche ridere. E non ci interessano le polemiche.

Non siamo nemmeno persone colte.

Il punto, leggendo i suoi post, è un altro: la sensazione che la cultura sia qualcosa di cui ci si deve giustificare. Anzi, scusare. Qualcosa da nascondere, negare. Un po’ come quando a scuola a sedici anni facevi finta di non essere preparato, anche quando avevi studiato, sennò le ragazze ti davano dello sfigato.

Vero, la cultura è usata a volte per creare una separazione tra le persone. Per dividere.

Però è, dovrebbe essere, esattamente il contrario: un mezzo per avvicinarsi. Per conoscere e conoscersi. Per capire le ragioni degli altri ed esprimere le proprie.

Per descrivere il mondo in cui viviamo. Viene in mente quell’esercizio – sarebbe bellissimo farlo nelle scuole – che suggeriva Italo Calvino (scusate la citazione, non l’abbiamo fatto apposta): mettetevi davanti a una finestra e provate a fare un quadro con le parole. Più ne sapete e più cose potrete nominare e vedrete.

Questa è la cultura. E questo dovrebbe essere Palazzo Ducale: un luogo dove trovare cose che non conosciamo ancora. Dove sia salvaguardata anche la complessità, perché non è sempre giusto semplificare. Banalizzare. Ci servono i mezzi per capire il mondo complicato in cui viviamo.

Non abbiamo nessun bisogno di qualcuno che ci dica il poco che conosciamo già. E ci rassicuri facendoci credere che non abbiamo bisogno di sapere e di imparare.

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