Arriva il Congresso Eucaristico Nazionale. Ma nessuno sa cosa sia…

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di Giacomo D’Alessandro

Arriva a Genova il famigerato Congresso Eucaristico Nazionale. Chi bazzica ambienti di chiesa (ma non solo) ne ha sentito parlare fino allo spasimo, e soprattutto ha intuito l’enorme macchina organizzativa messa in moto per accoglierlo. Ma la domanda che nessuno pone, men che mai pubblicamente, è la seguente: che cos’è il Congresso Eucaristico? A cosa serve? Cui prodest tanto impegno organizzativo? Difficilissimo dare una risposta. A sfogliare i materiali promozionali, viene spesso definito con quella che in gergo letterario si chiama “tautologia”, per la serie: “il Congresso Eucaristico è il Congresso Eucaristico, un importante appuntamento”. Grazie tante. Ma quindi? Pare trattarsi di un incontro cui partecipano delegazioni religiose da tutte le diocesi d’Italia, con membri di ogni livello (laici, suore, preti, vescovi…). A guardare il programma (dove uno spera di cogliere la sostanza) si resta sbalorditi: una sfilza di messe, liturgie, processioni e adorazioni. Unici momenti originali, un paio di visite per la città: una più “turistica” e una per conoscere esperienze di “carità” (traduzione: attive nel sociale) della chiesa genovese.

Dunque: tre giorni di liturgie, più questi due momenti. Leggo e rileggo per convicermi che non sia uno scherzo: tanto caos e tanto impegno per far venire centinaia di delegati da tutta Italia…e neanche un momento di confronto, di elaborazione? Non si discute, non si parla, non si costruisce qualcosa insieme? Ma allora è un incontro di preghiera, non un congresso… Intitolato nel modo sbagliato, programmato in modo da fare reazione allergica a qualsiasi “non addetto ai lavori liturgici” (e ormai sono la maggioranza, silenziosa, dei lontani e degli allontanati), soprattutto indigeribile dai giovani (quelli rappresentativi, non le minoranze papaboys).

Chiedo in giro tra amici preti e religiosi, e rimango ancora più stranito dal fatto che per molti si tratti di una “cagata pazzesca” (cit.), per altri di qualcosa di calato dall’alto, che al di là dei giudizi di merito s’ha da fare perché “lo vuole il Cardinale”. Anche parlando con laici impegnati nelle parrocchie, confessano di essere stati coinvolti allegramente ma in effetti non saprebbero dire cosa sia e a cosa serva questo evento. Ci sono anche quelli che lo ritengono una bella opportunità, un bel segno, se passa il giusto messaggio: che l’Eucaristia è farsi pane spezzato per gli altri, farsi mangiare vivi dagli altri, a partire da poveri, malati, migranti… Ma dall’organizzazione, mi confessa uno dei preti coinvolti, pare che si cerchi piuttosto la solita “prova di forza” ecclesiastica, combattere la secolarizzazione rilanciando grandi adunate di “cattolici militanti” e porporati austeri.

Intendiamoci, non sono contro agli incontri di preghiera. Ho partecipato a iniziative bellissime e suggestive, negli anni (non a Genova per ora). Ci sono ottimi esempi di come farle per stare al passo coi tempi e parlare ad un pubblico più ampio dei parrocchiani ingrigiti. I capodanni europei di Taizé o le veglie di Romena o le piazze del Sermig sono tre esempi citabili così su due piedi. Hanno format precisi, tagli precisi, e soprattutto sono epurati da quelle incrostazioni storiche liturgico-clericali che ammazzano l’adesione ecclesiale dei giovani man mano che questi maturano.

Senza nulla togliere all’impegno, alla buonafede e alla gratuità con cui centinaia di persone stanno lavorando a questo evento genovese, e si apprestano a celebrarlo, anzi proprio in virtù di queste energie mobilitate a grandi sforzi, stupisce e amareggia che ancora una volta la “dirigenza diocesana” faccia scelte anacronistiche e poco attrattive, alimentando temi e strumenti decadenti del “carrozzone” Chiesa, invece di puntare a quelli in sintonia con i segni dei tempi. Ogni volta che scrivo di questo, le critiche piovono a catinelle, e non c’è verso di ragionare “collegialmente” e serenamente: se proponi diverso, sei fuori, non sei ortodosso, non sei a posto. E a nulla valgono i segni: la partecipazione calante, la frammentazione, la fuga dei giovani, l’estinzione dei preti, il Papa che diserta il congresso smentendo un impegno preso…

Siamo – soprattutto a Genova – in una bolla surreale: con papa Francesco (e i Vescovi da lui nominati) che spinge in certe direzioni molto chiare, e qui un substrato clericale ben capitanato che cerca di mantenere vivo un feudo anacronistico, dove “non si cambia nulla”, dove si fanno orecchie da mercanti (nel tempio), dove piuttosto che ammettere (“ci avete visto più lungo voi, che criticavate un certo modo di essere chiesa, e ora papa Francesco vi dà piena ragione”) per collaborare insieme sulle nuove priorità, si continua a erigere la barriera tra “buoni e cattivi”, fedelissimi irriducibili e quelli “di cui non ci si può fidare, ché sanno anche dir di no, proporre alternative”.

Emerge bene dall’intervista che Bagnasco ha rilasciato a Il Secolo XIX: a sentir lui il problema da contrastare è il laicismo, la rimozione di Dio dalla scena pubblica. «La presenza di tanti vescovi e tante persone, genovesi e provenienti da tutta Italia, sarà già un segno: credenti, non credenti e diversamente credenti potranno percepire già da questo l’importanza di quella che è una grande assise fatta di momenti collegiali e gruppi più ristretti, durante la quale Genova sarà al centro dell’attenzione nazionale». Non considera che il problema sia ben più addentro alla Chiesa: i fedeli non preparati e demotivati, i giovani non formati né convinti (anzi, spesso con idee chiaramente riformiste), i moltissimi allontanati, i praticanti da “cartellino della domenica”, i preti anziani e senza ricambio. A questi cosa aggiunge una tre giorni di messe e processioni? E’ su quello che la loro fede è debole e stanca? O non manca ben altro nutrimento, ben altra attrattiva, ben altra “incarnazione” nella storia? Il fatto stesso che papa Francesco non solo non verrà, ma addirittura abbia imposto a Bagnasco con una formula “ecclesialese” di parlare solo in linea con la mentalità “bergogliana”, la dice lunga sulla distanza tra i due mondi.

Non importa. Lo Spirito soffia dove vuole, e non si può dire prima se tutto sia inutile e perduto. Il seminatore trova sempre qualche parte di terreno fertile, anche nell’apparente deserto. Con la speranza che quindi, in ogni caso, i frutti siano buoni e abbondanti (pare che al termine di questo evento possano partire due nuove esperienze di accoglienza senzatetto in città, completamente sostenute da volontari, e in questo ci saremo, faremo del nostro meglio) non ci resta che andare avanti cercando il dialogo e il confronto, sperando che il vento cambi anche a Genova e che si possano rivitalizzare energie soffocate ed ignorate, a servizio delle sfide ecclesiali del nostro tempo; perché non si perda il Vangelo, ma la cenere delle forme vuote del passato scivoli via, lasciando attingere molti all’essenza di un cristianesimo vivo, rivoluzionario, attualissimo.

Recita bene il sottotitolo del Documento Teologico preparato per il Congresso: “nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro”. Venire incontro è ben diverso che puntare su adunate autoreferenziali per convincere gli altri a “venire a noi”, volendo portare la gente a messa a tutti i costi in un mondo cattivo e ostile. Certe parti di Chiesa che continuano a citare Bergoglio come citavano i predecessori, senza cambiare nulla, andranno incontro a facciate non da poco (come già avvenuto sui divorziati risposati). Fare proprie le parole “chiesa in uscita” mentre si realizzano iniziative pastorali che vanno nella direzione opposta (della chiesa fortino padrona della verità, da difendere e rivendicare) significa preparare consciamente o meno gli scismi di domani, quando le distanze saranno incompatibili. Preghiamo di liberarci quanto prima della sindrome già diagnosticata da Gesù di Nazareth: “hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non sentono”.

1 COMMENTO

  1. Hai presente quella “cosa” che si chiama Eucarisitia il corpo la presenza di Cristo? Beh servono ancora tante risposte? E’ un bellissimo momento per la ns. diocesi e l’Italia intera che ha la possibilità di essere unita, in questi 4 giorni anche fisicamente, intorno al corpo ed il sangue di Gesù… Credo che questo basti. Ti mancano le cose originali? Tipo? Trapezisti proiezioni di film e cose simili? Beh vai al circo… l’Eucaristia è preghiera che si fa carne nell’andare incontro al prossimo. E’ meraviglioso avere la possibilità che le diocesi italiane ed in particolare quella genovese siano chiamate ad alcuni giorni di raccoglimento e preghiera con Gesù per ripartire ancora più forti nella carità verso i fratelli bisognosi

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