ACIMAN: “CHIAMAMI CON IL TUO NOME E’ NATO A NERVI” accanto alla stazione di De André

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Aciman a Cortina per una Montagna di Libri

Il viaggio delle parole finisce qui. Guardando questo signore che ha sempre un’increspatura di sorriso. Di ironia, di divertimento, di leggerezza, di amarezza perfino. Eri in camera tua, a Genova, che leggevi “Chiamami con il tuo nome” di Andre Aciman (quello del film di Luca Guadagnino). Anni fa. Ti hanno fatto compagnia le sue parole, ti sono cresciute dentro. Poi un giorno i cammini si incrociano e puoi restituire le parole all’uomo che le ha scritte. Ritrovano la sua voce. Suoi sono gli occhi che vedono Elio e Oliver cercarsi, trovarsi, toccarsi nelle giornate piene di sole della Liguria.

Eccolo Andre Aciman, tiene in mano il libro. Che non è più, però, soltanto suo. E’ anche tuo, della donna che ne stringe una copia con la dedica. Mentre nella vetrina della libreria eccone altre cinque, dieci, cento copie. Impossibile fermare il viaggio delle parole una volta che è cominciato.

Parla Aciman. Parole in ebraico, in arabo lanciate come sassi durante l’infanzia nei giochi ad Alessandria d’Egitto. Poi l’italiano che affiora naturale, perfetto, imparato tra i banchi di scuola a Roma. Il francese dell’adolescenza parigina e l’inglese della casa, il rifugio, trovato finalmente dove tutti i  mondi si incontrano: New York. Ogni età, per Aciman, ha una lingua. E chissà con quali parole pensa, che luoghi sogna. Forse ogni sentimento ha una lingua diversa per lui: la nostalgia, il godimento del presente, la speranza per il futuro. Che fortuna deve essere, cambiare la propria voce per parlare con tutti gli uomini che sei stato.

Però, per Elio e Oliver, per il suo grande libro, ha scelto proprio la Liguria. La nostra terra, la nostra luce. Perché Bordighera?, gli chiedi. Aciman passa all’italiano, per farsi capire da te o magari per parlare meglio con se stesso. Poi ti prende sottobraccio e abbassa il tono. “Devo dirti una cosa… e pensare che a Bordighera volevano perfino darmi un riconoscimento… ma in realtà… no, non è Bordighera. E’ tutto nato in un paese che pochi conoscono”. Come si chiamava? “Nervi”. Ma è proprio dove vivo. Aciman ride: “Era una sera di primavera, chissà… forse il 1983… correvamo sul treno lungo la costa, io e una ragazza bellissima. Dopo ogni galleria un golfo, un bagliore. Finché abbiamo visto una caletta, dei gozzi, quel nome sul cartello blu della stazione: Nervi. E siamo scesi di corsa. Senza pensarci. Ci siamo ritrovati sul terrazzo di un albergo, mezzi nudi, a goderci il tramonto”. E la villa dove si incontrano Elio e Oliver? “Quella non la puoi conoscere. E’ al confine tra Nervi e Bogliasco. Stavamo camminando e l’abbiamo vista… credo si chiami Villa Necchi. Abbiamo chiesto di entrare. L’abbiamo vista. Mi è rimasta dentro… poi un giorno, quindici, venti anni dopo ho cominciato a scrivere. E ho ritrovato nella memoria quella dimora stupenda. Tutto è successo lì, accanto alla stazione di Sant’Ilario di De André”.

Tutto si incrocia allora. C’eri anche tu a Nervi nel 1983 e chissà che una sera non ti sia capitato di incontrare quei due americani che camminavano per Nervi. Erano Andre e la sua compagna.

E sempre tu con i tuoi amici, a bordo della canoa, passavi davanti alla grande villa alla fine della Passeggiata. Il mare blu, diventava più azzurro, infine verde come i rami dei pini marittimi che pendevano verso l’acqua. A riva tu vedevi figure di giovani uomini e donne che si muovevano dietro le vetrate, correvano nel patio, stavano al sole sulla spiaggia inaccessibile. Non riuscivi a vederli per il bagliore dell’estate e la distanza, ma immaginavi ragazze bellissime. Come in un sogno ti pareva di immaginare i loro discorsi, credevi di vedere le loro mani sfiorarsi. Tu avevi sedici anni e ti sentivi così, sulla riva della vita. Chissà chi erano, chissà se sono davvero esistiti. Forse tra loro c’erano Elio e Oliver.

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