CHE COSA SUCCEDE IN BANCA CARIGE?

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*dal Fatto Quotidiano di domenica 14 luglio 2018

“Richieste di ‘extra budget di quasi 13 milioni per spese legali 2017-2018 inerenti il programma di derisking di sofferenze, le richieste di extra budget di oltre 17 milioni per consulenze per operazioni straordinarie, l’inserimento nel budget 2018 di 14 milioni per ‘costi relativi alle operazioni straordinarie’… nonché la concessione di 15 milioni di stralcio al Gruppo Preziosi (parzialmente in bonis)”. In pratica uno sconto sul debito a una persona che, si dice, disponeva di beni. Parliamo del patron del Genoa (non indagato) destinatario di finanziamenti con la gestione di Giovanni Berneschi (travolto dalle inchieste). È tutto scritto nella lettera con cui il commercialista Stefano Lunardi, pochi giorni fa, si è dimesso dal cda Carige. Addio a Lunardi, ma anche a Francesca Balzani e a Giuseppe Tesauro, il presidente. Resta al comando, in rottura con il principale azionista Vittorio Malacalza (20,6%), l’ad Paolo Fiorentino. Lunardi sostiene che costi e consulenze sarebbero esplosi. Che sarebbe in atto un’ emorragia di denaro, mentre – dicono ancora i dimissionari – i gioielli di famiglia (vedi l’Autostrada dei Fiori) rischierebbero di essere venduti (a Gavio) a prezzi inferiori al valore realizzabile. In sostanza il timore pare sia che la banca risulti svuotata. E quindi inesorabilmente incorporata.
Lunardi parla di un “cost/income cresciuto a livelli insostenibili (98,5% nel 2017, poiché riclassificato, altrimenti ben superiore al 110%)”. Riferisce di un clima pesantissimo nel cda: “Intolleranza e vistoso fastidio nei confronti delle voci di critica” e “discussioni urlate”. Lunardi punta il dito sulle consulenze. Ma non solo: si parla di “una perdita di esercizio del 2017 superiore di 50 milioni rispetto alle previsioni di piano strategico risalenti a poco più di tre mesi prima”. La lettera parla di “una riduzione dei ricavi target di budget di 40 milioni”. Lunardi evidenzia due dei nodi che hanno spaccato il cda: “Il principale rimedio che viene proposto al fine del recupero di consistenza patrimoniale è la vendita di beni in tempi più stretti. Nessun progetto addizionale, contingente o strategico, di riduzione dei costi. Ritengo, e l’ho sostenuto nel cda, che una banca che ha appena raccolto nuovo capitale dal pubblico per oltre 500 milioni, una quota consistente dai piccoli risparmiatori, non possa semplicemente permettersi un tale indirizzo gestionale”. Ecco, i costi. Ridotto ormai il personale a 4.700 dipendenti (arriverà a 3.800), il punto è un altro. In consiglio si è parlato delle spese per l’ultimo aumento di capitale: 52 milioni, hanno sostenuto i ‘dissidenti’, di cui 43 al consorzio composto tra l’altro da Credit Suisse e Deutsche Bank. Troppo, si sostiene, per garantire 180 dei 550 milioni richiesti (gli altri sono stati garantiti dai soci Malacalza e Gabriele Volpi, da Equita e da fondi). E all’orizzonte, come rivela la lettera di Lunardi, c’è la contestata vendita – in pole position il gruppo Gavio – della quota Carige in Autostrada dei Fiori. Per cui si faceva riferimento al valore a bilancio: 88 milioni. Per una partecipazione che garantisce 8-9 milioni l’anno.
Fiorentino non commenta. In cda, però, ha contestato i dati dell’ex consigliere: il problema, si è detto, non sarebbero i costi – che, si sostiene, sono ai livelli dei migliori istituti – ma i ricavi. Che sarebbero calati per le operazioni di derisking compiute nel 2017. Così come, ha sostenuto il vertice della banca, il costo dell’aumento di capitale “è a livelli di best practice”. E la vendita Autofiori? “Era annunciata. Così come la vendita della quota Bankitalia. Non sono strategiche. E Gavio ha già il 70% dell’autostrada, difficile strappare offerte migliori”.
A far deflagrare tutto è stata l’intercettazione tra Luca Parnasi, immobiliarista arrestato per la vicenda dello stadio della Roma, e Fiorentino (non indagato): “Tu fagli fare qualcosa anche a Luca Lanzalone, dagli 50… 30.000 euro di consulenza”, disse Parnasi pochi giorni prima degli arresti. Fiorentino e Carige hanno smentito che la banca abbia dato incarichi a Lanzalone. Malacalza, però, sostiene che Fiorentino gli avrebbe “decantato le capacità professionali di Lanzalone”. Certo l’ad è estraneo all’inchiesta romana. Ma era ai vertici di Unicredit, banca creditrice di Parnasi. Ed è stato ai vertici della Roma calcio. Circostanze che hanno suscitato timore nei soci. Così come si discute di altre novità (estranee a Fiorentino): il ruolo di Gianpiero Fiorani, braccio destro di Gabriele Volpi (secondo azionista della banca). Volpi che in alcune operazioni liguri ha intrecciato il suo cammino con personaggi vicini all’ex senatore Luigi Grillo, che pare in Carige abbia di nuovo peso. Qualcuno, infine, non ha condiviso la scelta di affidare il settore compliance a un ex vicedirettore della banca ai tempi di Berneschi.

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