25 aprile, il pellegrinaggio di padre Francesco: Bibbia e Costituzione nello zaino

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di Ferruccio Sansa*

La Bibbia e la Costituzione nello zaino. Padre Francesco e i suoi 14 ragazzi sono partiti. Bisogna arrivare il 25 aprile, non c’è pioggia che tenga. Via, lungo i crinali tra l’Emilia e la Toscana, quell’Appennino che è spina dorsale dell’Italia. Francesco Cavallini ci ha pensato tanto a questo cammino. Nulla è casuale: dalla partenza, Montesole, luogo dei massacri tedeschi a due passi da Marzabotto, ma anche monastero dove è sepolto Giuseppe Dossetti, sacerdote e padre della Costituzione. Fino alla Barbiana di don Milani.
Francesco è un gesuita di 47 anni che d’estate porta i suoi ragazzi a Scampia oppure a Nablus, in Palestina. A Genova è diventato un punto di riferimento per i giovani. Quei ragazzi che cominciano ad avere la faccia di uomini. Che nella vita, come in questo camminare, sono sul crinale tra gioventù e maturità. Nicoletta, Carola, Eugenia, Benedetto, Anna, Giovanni, Marco, Pietro, Marta, Michele, Elena, Martina, Piergiorgio, Paola. Manca Francesca Bonello, era anche lei uno dei ragazzi di padre Francesco prima di morire sul pullman degli studenti Erasmus in Spagna.
Certo, l’inizio non è facile, e non solo per la salita che si arrampica nel bosco di querce. Sono arrivati qui con le chitarre, con quella vita che riescono a stento a trattenere, e si trovano di colpo a Monte Sole, a Casaglia. Ad accoglierli c’è Anna Rosa Nannetti, lei che non aveva due anni quando i tedeschi compirono il massacro. Così si procederà, fermandosi lungo la via a incontrare uomini e donne che rendono viva la Costituzione nello zaino. Anna Rosa racconta di quel giorno – il suo primo ricordo – che sentì la madre trascinarla via, mettendola in salvo, mentre tutto intorno erano urla. Pianti. Spari. Dopo Anna Rosa ecco fratel Luca, fisico robusto, sguardo da intellettuale. Lui che ha incrociato don Dossetti: “Se vuoi vivere nel mondo, devi scegliere un luogo da dove guardarlo”. Per questi ragazzi è la nostra Italia. Parla di fede, ma non solo religiosa, fratel Luca: “La nostra Costituzione è un inno alla partecipazione. Ma la prospettiva si capovolge, non più la persona al servizio dello Stato, ma lo Stato al servizio del cittadino”. Bastano poche parole e quel libricino nello zaino, pare tanto più grande. È nato letteralmente qui: “Leggete l’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. Dossetti lo pensò qui, assistendo alla riesumazione dei corpi dalle fosse comuni”. Chissà cosa pensano Nicoletta, Piergiorgio, Paola, quando si riprende il cammino. Forse alle proprie voci che si perdono nel bosco dove settantadue anni fa risuonavano gli ordini dei nazisti. Forse ai passi sulla terra soffice di foglie dove hanno lasciato impronte invisibili gli uomini del partigiano Lupo, ucciso a trent’anni. Perché era giovane chi moriva nella Resistenza. Come Lupo. Come il partigiano Johnny di Fenoglio. Come i ragazzi di padre Francesco.
Ci si ferma su un crinale. Ognuno sceglie un brano della Costituzione. L’articolo 10 sugli stranieri, l’articolo 3 sulla dignità e l’uguaglianza. Parole grandi. Soprattutto il 4: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere… un’attività e una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”. Sì, lo spirito, c’è anche nella Costituzione. E padre Francesco, come nei momenti di preghiera, invita i ragazzi: “Adesso camminiamo in silenzio pensando a cosa facciamo noi per la società in cui viviamo”.
Eccolo il pellegrinaggio di Francesco Cavallini e dei suoi ragazzi. La prima notte alla Madonna dei Fornelli, dove Mario e Gianna aprono la loro casa e preparano la cena a tutti. C’è ancora questa Italia.
Neanche questo è un luogo casuale, racconta lo storico Alberto Guasco che raggiunge la comitiva: “A due passi da qui c’è San Benedetto Val di Sambro. Ricordate la strage dell’Italicus e quella del rapido 904?”. Il terrorismo nero, la mafia che minarono l’Italia della Costituzione.
Certo, poi ci sono le chitarre, Ligabue e Jovanotti. Ma dentro senti la domanda di Nicoletta: “La guerra, le stragi. A volte sembra che il meglio dell’Italia sia nato dopo la tragedia. Davanti a nemici terribili. Per noi, che viviamo in una società di benessere, sembra quasi più difficile trovare un obiettivo. Tirare fuori il meglio di noi”.
Mentre leggete queste righe Francesco e i suoi – dopo il passo della Futa e il cimitero dove riposano 30mila tedeschi – stanno per arrivare a Barbiana, dove don Milani cercò di unire utopia e realtà. “Bisogna capire come far diventare carne le parole della Costituzione e dei nostri ideali”, spiega Francesco.
I ragazzi dal crinale guardano in basso: il futuro è laggiù, come i paesi verso valle dove li porta il sentiero.
*da “Il Fatto Quotidiano”, 24 aprile 2016

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